**Le mafie non sono solo al Sud: i primi cittadini dell’Emilia-Romagna protestano contro la delibera del Csm**
In un’Italia in cui la criminalità organizzata si è evoluta, infiltrando l’economia e il tessuto imprenditoriale del Centro-Nord, i sindaci dell’Emilia-Romagna hanno scritto una lettera di forte rammarico al Consiglio Superiore della Magistratura. La scelta, presa il 11 giugno dalla Quinta Commissione del Csm, individua le procure a “alta densità mafiosa” solo nel Sud Italia e nel Pontino romano, escludendo di fatto le regioni del Nord, dove le inchieste e le sentenze hanno da tempo documentato il radicamento stabile della ’Ndrangheta e di altre organizzazioni criminali.
La lettera, sottoscritta dai primi cittadini di Bologna, Cesena, Ferrara, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia e Rimini, è indirizzata al presidente del Csm Sergio Mattarella, al vicepresidente Fabio Pinelli e ai componenti della quinta commissione. Gli amministratori esprimono preoccupazione per una decisione che rischia di non riconoscere adeguatamente l’evoluzione del fenomeno mafioso e di sottovalutare le competenze investigative necessarie per affrontare forme di infiltrazione meno visibili ma estremamente incisive.
A supporto della loro posizione, i sindaci richiamano relazioni parlamentari, provvedimenti giudiziari e attività investigative che hanno già provato il radicamento delle mafie in Emilia-Romagna: oltre 100 processi di mafia negli ultimi dieci anni, 1042 beni confiscati e 106 persone condannate. La regione, infatti, si conferma la terza in Italia per numero di processi mafia, dopo Campania e Sicilia, con 109 casi nel 2024.
La delibera del Csm, pur fondata su dati istituzionali come la relazione della DIA 2024 e il bilancio sociale della DNAA, non tiene conto che la geografia delle mafie è cambiata. Le mafie contemporanee operano con modalità articolate, riciclando capitali e condizionando il mercato, e richiedono magistrate con esperienza specifica nell’antimafia, valorizzata in modo pari rispetto a quella maturata nelle aree storicamente a rischio.
La protesta dei primi cittadini si colloca pochi giorni dopo il presidio organizzato da Libera davanti ai Tribunali di Bologna e Reggio Emilia, che ha già lanciato un messaggio simile: è auspicabile, se non necessario, che gli strumenti di osservazione del fenomeno mafioso si evolvano insieme alla sua trasformazione. Solo riconoscendo l’esperienza antimafia maturata nei territori del Nord si potrà garantire una nomina dei vertici giudiziari realmente efficace e consona alla nuova realtà criminale italiana.


