Si chiude con una nuova conferma per l’insegnante della scuola superiore del Riminese la lunga vicenda giudiziaria nata da due episodi avvenuti a scuola: la Corte d’Appello di Bologna ha respinto il ricorso dell’Avvocatura dello Stato, confermando la decisione di primo grado e disponendo per il Ministero dell’Istruzione e del Merito il pagamento delle spese legali per la seconda volta.
Il contenzioso era nato dopo la richiesta del docente, nella sua veste di consigliere d’istituto, di accedere ai dati contabili sugli introiti della cassa interna della scuola. A questo si era aggiunto l’episodio contestato dal professore, secondo cui il dirigente sarebbe entrato in classe durante una lezione per convocarlo in ufficio, senza un ordine di servizio scritto che lo sollevasse dalla sorveglianza degli alunni. Per questi fatti, la dirigenza gli aveva inflitto la censura, cioè un richiamo formale scritto.
Assistito dal suo legale, il docente aveva chiesto l’annullamento in autotutela della sanzione, sostenendo di aver agito correttamente sul piano della trasparenza e della sicurezza degli studenti. Dopo il no del dirigente scolastico, la questione era finita davanti al Tribunale del Lavoro, che il 14 gennaio aveva annullato il provvedimento disciplinare. L’appello del Ministero non ha cambiato l’esito.
Il docente è stato seguito dalla Uil Scuola Rimini, con il segretario responsabile Costantino Scamperti, e dagli avvocati Domenico Naso e Cinzia Ganzerli. Scamperti ha parlato di una vicenda durata due anni, con un’escalation di ricorsi che, a suo giudizio, ha pesato inutilmente sui tribunali e sulle casse pubbliche.


