Il tribunale del lavoro di Rimini ha confermato il licenziamento di un ex dipendente della Provincia, condannato in via definitiva per estorsione aggravata, respingendo anche la richiesta di reintegro e di risarcimento danni.
Il lavoratore sosteneva che l’ente avesse agito oltre i termini di legge, perché la sentenza della Cassazione risaliva al 2021 mentre il licenziamento è arrivato nel dicembre 2025. Ma per il giudice il ritardo non è imputabile alla Provincia: l’amministrazione ha saputo del passaggio in giudicato solo nel marzo 2025, grazie a una segnalazione della Procura di Rimini.
Respinta anche la tesi secondo cui il tempo trascorso avrebbe compromesso il diritto di difesa. Secondo il tribunale, il procedimento disciplinare era stato sospeso in attesa della definizione del processo penale, con la riserva espressa di riprenderlo una volta intervenuta la sentenza irrevocabile.
I fatti alla base della condanna risalgono al periodo tra dicembre 2016 e gennaio 2017, quando l’uomo e un complice avrebbero minacciato un meccanico della Valconca per ottenere la restituzione gratuita di una Vespa affidata in riparazione. Tra le intimidazioni contestate, anche riferimenti a omicidio, sequestro e vendetta contro la famiglia della vittima, oltre alla presunta appartenenza alla mala del Brenta.
Il meccanico, stando alla ricostruzione, fu costretto a riconsegnare lo scooter senza ricevere circa 500 euro per il lavoro svolto e a restituire anche un acconto di 300 euro già versato.
Il tribunale ha ritenuto quei comportamenti “assolutamente incompatibili” con la permanenza nel pubblico ufficio e ha confermato la legittimità del licenziamento, condannando l’ex dipendente anche al rimborso delle spese legali alla Provincia, per oltre 2.300 euro oltre accessori.


