Domani – Motus Liberi riaccende il dibattito sull’energia con una proposta che definisce “provocazione responsabile”, ma la replica al commento critico sulla questione atomica apre più interrogativi che certezze. Il nodo centrale resta uno: come garantire autonomia energetica a San Marino senza scaricare sul Paese nuovi rischi finanziari e strategici.
Secondo l’analisi, l’ipotesi di ricorrere a un reattore nucleare sul Titano non sarebbe compatibile né con la dimensione economica della Repubblica né con l’idea di sovranità che il partito rivendica. Affidare la produzione elettrica a soggetti privati o fondi internazionali, si osserva, significherebbe sostituire una dipendenza con un’altra, legando un servizio essenziale alle logiche del profitto e alle scelte di operatori esterni.
La critica si concentra anche sulle cifre: un impianto nucleare di piccola taglia richiederebbe investimenti molto elevati e infrastrutture complesse, difficilmente sostenibili per un Paese con un Pil limitato. Da qui l’accusa di trasformare un’idea presentata come innovativa in un’ipoteca sulla sovranità nazionale.
Nel testo viene però riconosciuto un punto condivisibile nella posizione di Motus: la contestazione alla strategia energetica del governo, giudicata poco lungimirante perché basata sull’acquisto di impianti fotovoltaici fuori dai confini. Per l’autore, parlare di indipendenza energetica mentre si compra tecnologia all’estero rappresenta una contraddizione evidente.
La proposta ritenuta più concreta è quella della valorizzazione energetica dei rifiuti. Il ragionamento parte dai dati sui volumi di scarti che San Marino esporta ogni anno e dai costi di smaltimento e trasporto, considerati un peso economico ingiustificato. Un termovalorizzatore moderno, secondo questa impostazione, trasformerebbe un costo in una risorsa, producendo energia continua e riducendo la dipendenza esterna.
Il messaggio finale è netto: il confronto va aperto subito, ma spostando il dibattito dalle suggestioni atomiche a soluzioni industriali e immediate. La provocazione, sostiene il testo, ha avuto il merito di scuotere il confronto politico; ora però, per l’autore, serve meno fantascienza e più ingegneria concreta.


