San Marino. L’ASTROLABIO. Il CASO BULGARO fa tremare … di Augusto Casali

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Il caso “bulgaro” continua a dominare il dibattito politico sammarinese e si intreccia ormai in modo evidente con il percorso dell’Accordo di associazione all’Unione europea.

La vicenda ha riportato al centro del confronto il tema della trasparenza, dopo mesi segnati da informazioni frammentarie, riunioni riservate e una partecipazione pubblica giudicata insufficiente da una parte del mondo politico.

A innescare una nuova fase di tensione sono stati prima i passaggi a livello europeo, con i dubbi emersi in sede Efta e Coreper, poi le ricadute sul fronte interno, dove il confronto si è spostato anche sul ruolo del Governo nella gestione della trattativa e sulla reale portata del cosiddetto “Clarifying Addendum”, di cui restano poco noti i contenuti.

Nel dibattito è intervenuto anche l’ex ministro irlandese Dick Roche, con osservazioni critiche sul sistema sammarinese in relazione alla vicenda della Banca di San Marino e ai rapporti con il gruppo bulgaro. Il Congresso di Stato ha respinto le sue valutazioni, accusandolo di aver esercitato pressioni indebite e rivendicando la trasparenza dell’azione istituzionale.

A riaccendere ulteriormente lo scontro politico è stata anche l’interpellanza presentata da Motus Liberi, che chiede chiarimenti sulla tentata acquisizione dell’istituto bancario da parte del gruppo Starcom e sul rischio di un arbitrato internazionale contro la Repubblica.

Secondo quanto emerso, l’ipotesi di una controversia davanti a un tribunale arbitrale potrebbe esporre San Marino a richieste economiche molto pesanti, con cifre che avrebbero un impatto rilevante sui conti pubblici. Da qui la richiesta di sapere se siano in corso trattative e quali siano gli eventuali margini di una soluzione extragiudiziale.

Il Governo ha replicato smentendo seccamente l’esistenza di impegni finanziari o negoziati per definire la vicenda con un esborso di decine di milioni di euro. Nel contempo, però, ha definito dannoso per l’immagine del Paese il ricorso a strumenti consiliari per affrontare pubblicamente la questione, annunciando tutele legali a difesa della Repubblica.

Sul piano politico, la richiesta che emerge con maggiore forza è quella di fare piena luce sulle responsabilità connesse alla tentata vendita della Banca di San Marino, sugli eventuali intrecci con il dossier europeo e sulle conseguenze istituzionali della vicenda.

Per questo viene rilanciata l’idea di una Commissione d’inchiesta, ritenuta necessaria per chiarire i profili politici e amministrativi del caso, mentre al Tribunale spetta l’accertamento degli eventuali aspetti penali.

Resta infine il nodo più ampio della credibilità del Paese, che secondo i critici della gestione governativa è stata indebolita da anni di scarsa trasparenza e dal mancato coinvolgimento diretto dei cittadini su scelte considerate decisive per il futuro della Repubblica.

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