Consiglio Grande e Generale, lunedì 18 maggio 2026

San Marino Fixing
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In Consiglio Grande e Generale si è acceso un confronto molto duro sulla proposta di istituire una commissione consiliare d’inchiesta sulla cessione delle quote di Banca di San Marino e sul cosiddetto “piano parallelo”. Il dibattito, andato avanti per l’intera seduta pomeridiana, ha messo in evidenza una forte distanza tra maggioranza e opposizione su composizione, tempi di avvio e incompatibilità dei componenti.

Ad aprire la discussione è stato Fabio Righi, che ha definito la situazione “surreale, grottesca e molto pericolosa”, accusando la maggioranza, in particolare la Dc, di voler blindare la commissione. Nel mirino anche il rinvio dell’avvio dei lavori al primo settembre e l’assenza di una composizione paritetica.

Dalle opposizioni sono arrivate critiche molto nette. Sara Conti ha parlato di atteggiamento “penoso”, mentre Gian Matteo Zeppa ha definito gravissima la scelta della maggioranza di ricorrere a una mozione d’ordine per evitare la discussione del progetto di legge presentato dalle opposizioni. Per Rete, la commissione dovrebbe partire subito e con criteri di piena parità.

La maggioranza ha respinto le accuse. Manuel Ciavatta ha escluso ogni ipotesi di deriva autoritaria, rivendicando la volontà di fare chiarezza. Gian Nicola Berti ha criticato quello che ha definito un clima segnato da sentenze già pronunciate, sostenendo che la commissione rischierebbe di diventare uno strumento di scontro politico.

Nel dibattito generale più consiglieri hanno insistito sulla necessità di distinguere il piano politico da quello giudiziario. Matteo Casali ha definito infondate le tesi sulla sovrapposizione con le indagini della magistratura. Nicola Renzi ha parlato di commissione blindata, mentre Enrico Carattoni ha accusato la maggioranza di voler evitare il confronto facendo leva sui numeri.

Dalla maggioranza sono arrivate aperture parziali sul tema delle incompatibilità, ma non sulla composizione. Oscar Mina ha difeso la formula proporzionale come garanzia di stabilità, Luca Lazzari ha sostenuto che la commissione non debba diventare uno strumento destabilizzante, e Gerardo Giovagnoli ha ricordato la delicatezza della vicenda anche per le possibili ricadute sul sistema bancario e sul percorso europeo della Repubblica.

Il Segretario Federico Pedini Amati ha parlato di uno dei più grandi danni d’immagine subiti dal Paese, ribadendo che la vera chiarezza può arrivare solo dal tribunale. Andrea Belluzzi ha invece auspicato una relazione unica e condivisa, mentre Rossano Fabbri ha richiamato l’esigenza di preservare anche l’imparzialità apparente dei lavori, posizione contestata dalle opposizioni.

Nel corso della discussione sono intervenuti anche Mirko Dolcini, che ha descritto la vicenda come un thriller a colpi di scena, Guerrino Zanotti, che ha invitato ad abbassare i toni, e Luca Boschi, che ha chiesto alle forze politiche di spogliarsi della propria appartenenza di parte per lavorare da commissari. Giovanna Cecchetti ha richiamato la necessità di operare senza pregiudizi, mentre Andrea Menicucci ha ricordato che i chiarimenti erano stati richiesti fin dalle prime fasi dell’operazione.

Aida Maria Adele Selva ha ribadito che la commissione non dovrà sovrapporsi alle indagini del tribunale. Gian Carlo Venturini ha respinto l’idea di una Dc contraria all’inchiesta, sostenendo che il partito vuole fare piena luce sui fatti. Maria Luisa Berti ha rivendicato il ruolo di Alleanza Riformista nella presentazione del primo progetto di legge, e Matteo Rossi ha richiamato la necessità di tutelare credibilità e affidabilità internazionale del Paese.

Iro Belluzz

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