Nella seduta del Consiglio Grande e Generale di mercoledì 20 maggio 2026 è proseguito l’esame del progetto di legge sulla pianificazione territoriale strategica. Il dibattito ha confermato la forte distanza tra maggioranza e opposizioni sul merito della riforma e, ancora di più, sul metodo seguito per arrivare al nuovo impianto normativo.
Per il PSD, Paolo Crescentini ha definito il testo una legge coraggiosa, ambiziosa e necessaria, sostenendo che dopo decenni di immobilismo il Paese si stia finalmente dotando di una nuova visione urbanistica. Al centro del suo intervento la tutela del territorio, il contrasto al rischio idrogeologico e le politiche abitative, con particolare attenzione a studentati e nuove formule residenziali per rispondere alle esigenze di giovani coppie e cittadini.
Gemma Cesarini di Libera ha insistito sul valore della impostazione complessiva, ricordando che il progetto non pretende di risolvere subito ogni criticità ma di fissare una bussola per il futuro. Giovanna Cecchetti, indipendente, ha parlato di un passo avanti verso una pianificazione più moderna, valorizzando la rigenerazione urbana, il contenimento del consumo di suolo e il recupero del patrimonio esistente. Più critica Michela Pelliccioni, secondo la quale manca una vera strategia costruita su dati, analisi e coinvolgimento diffuso della comunità.
Sul fronte opposto, Fabio Righi di D-ML ha accusato la legge di aumentare il peso della discrezionalità politica su un ambito delicatissimo, temendo meno certezza del diritto e un confine troppo sottile tra pianificazione e clientelismo. Luca Lazzari del PSD ha replicato che la ricerca di un piano definitivo ha finito per bloccare ogni decisione e ha difeso un approccio graduale, rivendicando il rilancio impressо dal Segretario di Stato Matteo Ciacci. Giulia Muratori di Libera ha sottolineato la portata storica della riforma, che supera la rigidità del Piano regolatore del 1992 e apre a un modello più flessibile. Gian Carlo Venturini del PDCS ha valorizzato i nuovi strumenti e i piani tematici, richiamando anche la possibilità di recuperare alcuni elementi del Piano Boeri e apprezzando le risposte previste sul fronte abitativo.
Il Segretario di Stato Matteo Ciacci ha difeso l’impianto del provvedimento, respingendo le accuse di assenza di analisi preliminari e sostenendo che l’obiettivo non è fermarsi ma costruire una nuova grammatica per il territorio e risposte concrete ai bisogni sociali. Gaetano Troina di D-ML ha invece contestato il livello di partecipazione, giudicando insufficiente il coinvolgimento della cittadinanza e osservando che molte delle proposte dell’opposizione sono state poi recepite. Matteo Casali di Repubblica Futura ha criticato la scelta di una pianificazione per comparti, rivendicando una visione complessiva capace di tenere insieme urbanistica, servizi, verde, infrastrutture, residenza e produzione.
L’avvio dell’esame dell’articolato ha subito acceso lo scontro. All’articolo 1 sono arrivati reciproci rilievi di ostruzionismo e tensioni in aula, con Dalibor Riccardi di Libera che ha parlato di interventi strumentali e Giovanni Zonzini di Rete che ha rivendicato il diritto delle opposizioni a intervenire. Antonella Mularoni di Repubblica Futura ha giudicato preoccupante il clima emerso, mentre Fabio Righi ha chiesto un richiamo delle Reggenze per tutelare il corretto funzionamento democratico. Il Segretario Ciacci ha provato a riportare il confronto sui contenuti, mentre Mirko Dolcini ha richiamato tutti al rispetto della dignità dell’opposizione e dell’eq


