Commissione d’inchiesta caso Bulgaro: al via il voto

San Marino RTV
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Sono naufragati nel fine settimana i tentativi di mediazione tra maggioranza e opposizione sulla commissione d’inchiesta per la tentata scalata a BSM e il cosiddetto Piano Parallelo. Restano distanti le posizioni sia sulla composizione dell’organismo, con le minoranze che chiedono una struttura paritetica e la maggioranza orientata a un criterio proporzionale, sia sui tempi di avvio dei lavori.

Le forze di opposizione spingono per un inizio immediato, mentre la maggioranza propone di far partire la commissione dal 1° settembre, anticipando comunque il termine inizialmente fissato in prima lettura al 31 gennaio 2027.

Nel corso del confronto la maggioranza ha inoltre approvato una mozione d’ordine, strumento previsto dal regolamento ma raramente utilizzato, che ha escluso la votazione del progetto di legge presentato dall’opposizione, limitando l’esame al solo testo di rango costituzionale depositato dai gruppi di governo. La minoranza ha duramente contestato la scelta, definendola una deriva da “democratura”, mentre la maggioranza ha replicato che si tratta di una misura per evitare duplicazioni e perdita di tempo.

L’esame dell’articolato si è aperto in un clima segnato da una forte reciproca diffidenza. Lo scontro si è acceso all’articolo 2, dedicato a composizione e incompatibilità, con il respingimento dell’emendamento di Domani Motus Liberi che puntava a rendere incompatibili i consiglieri del Pdcs legati da rapporti di parentela con membri del cda di Banca di San Marino.

La maggioranza ha invece manifestato disponibilità ad approfondire la proposta di far risalire al 2020 l’incompatibilità per gli ex membri del Congresso di Stato presenti nel Ccr, valutando anche l’estensione delle stesse regole a chi abbia fatto parte del Collegio sindacale di Bsm.

Resta però ferma la posizione delle forze di governo sulla struttura della commissione, che viene confermata proporzionale, 5 a 3, e non paritetica, 4 a 4, come richiesto dall’opposizione. La seduta pomeridiana del Consiglio si è chiusa con la bocciatura degli emendamenti delle minoranze e l’approvazione di quello della maggioranza, che nella formulazione originaria fa risalire le incompatibilità al 2016.

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