Il sistema giudiziario sammarinese si trova nuovamente al centro di critiche pesanti per gestioni procedurali ritenute discutibili e potenziali violazioni dei diritti fondamentali. Tre nuovi ricorsi sono stati presi in carico dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, portando all’attenzione internazionale questioni che riguardano conflitti di interesse, mancate astensioni e decisioni ritenute poco trasparenti all’interno del tribunale.
I casi sottoposti a Strasburgo evidenziano un quadro complesso dove tre uditori Commissariali contestano di essere stati scavalcati nelle nomine a Commissario della legge da candidati arrivati successivamente. Le procedure amministrative che ne sono seguite sarebbero caratterizzate da legami personali e professionali tra i magistrati giudicanti e il candidato vincitore, una situazione che solleva dubbi sulla reale imparzialità del processo.
Le problematiche riscontrate si articolano su due fronti principali. Da un lato emerge la questione della mancanza di imparzialità, non solo effettiva ma anche apparente, elemento fondamentale secondo la giurisprudenza della Corte Europea. Dall’altro lato preoccupa il rifiuto di acquisire prove e ascoltare testimoni rilevanti, atteggiamento che appare come una chiusura difensiva di percorsi procedurali non del tutto lineari.
Il riferimento normativo centrale rimane l’articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che garantisce l’imparzialità del processo e il diritto a un equo procedimento, includendo la possibilità di produrre prove e far esaminare testimoni pertinenti.
Questa vicenda si inserisce in un contesto dove episodi precedenti, come la sentenza Simoncini di febbraio che ha condannato lo Stato a risarcire 160mila euro, hanno già dimostrato carenze sistemiche nel rispetto dei diritti fondamentali.


