La gestione del debito pubblico sammarinese ripropone i dilemmi che affliggono l’intero continente europeo. Il rollover del debito, operazione attraverso la quale San Marino sostituisce il vecchio debito con nuovo debito a tassi dimezzati, rappresenta un fenomeno che caratterizza anche economie di ben maggiore dimensione.
In Italia, il rapporto debito/PIL ha raggiunto il 137,9% nel 2026 e continua a crescere costantemente. La spesa per interessi è prevista al 4% del prodotto interno lordo quest’anno, con un importo che supera i 100 miliardi di euro annui. Il paese produce nuovo debito per ripagare il debito, in una spirale che gli analisti definiscono “viziosa” perché gli avanzi primari risultano inferiori alla spesa per interessi stessi.
Il differenziale tra il tasso medio pagato sul debito e il tasso di crescita economica rappresenta la variabile cruciale per la dinamica del debito. Quando il tasso di interesse supera il tasso di crescita del PIL, il rapporto debito/reddito cresce anche con un bilancio in pareggio. Per San Marino, come per molti paesi europei, questo meccanismo si ripete.
Tuttavia, il contesto internazionale offre segnali contrastanti. In Italia, gli spread rispetto ai titoli di Stato tedeschi hanno raggiunto i minimi dal 2008, attestandosi a 62,8 punti base, e le agenzie di rating hanno promosso il giudizio sul paese. Questo accade perché gli investitori internazionali trovano ancora conveniente acquistare debito pubblico a tassi più elevati, almeno nel breve periodo.
La questione rimane irrisolta: il debito sostenuto da cittadini e imprese attraverso la tassazione servirà a finanziare investimenti infrastrutturali reali o a coprire semplicemente la spesa corrente e il servizio degli interessi precedenti? Senza una risposta chiara a questa domanda, ogni operazione di rollover rappresenta meno una soluzione e più il rinvio di una scelta inevitabile.


