Tennis: dopo 50 anni un italiano torna a vincere gli Internazionali di Roma PANATTA E SINNER, COSÌ UGUALI COSÌ DIVERSI … del direttore Fabrizio Maffei

GiornaleSM
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Nel 1976, Fabrizio Maffei era ancora un giovane collaboratore alle prime armi, convinto di essere già un giornalista affermato mentre faceva in realtà esperienza nelle redazioni di “Il Tempo”, del “Corriere dello Sport” e di alcune testate calcistiche. Tra le collaborazioni più care c’era quella con “Tuttotennis”, guidato da Alfonso Fumarola, medico e grande firma sportiva, uomo di redazione e di campo, capace di fiutare i talenti e di dare fiducia ai più giovani.

Fu proprio Fumarola a coinvolgerlo agli Internazionali d’Italia di quell’anno, prima come doppista al Circolo della Stampa, poi come incaricato a seguire i risultati dei match e a portarli in Sala Stampa. Un lavoro frenetico, tra campi da coprire e fogli da consegnare, in un ambiente popolato da grandi nomi del giornalismo sportivo come Gianni Minà, Gianni Clerici, Rino Tommasi, Guido Oddo, Galeazzi e Scanagatta. In quel contesto entrò in scena anche Bud Collins, figura leggendaria del tennis mondiale, riconoscibile per il suo stile eccentrico e per l’autorevolezza con cui raccontava lo sport.

In una giornata rimasta impressa nella memoria, Collins arrivò in Sala Stampa con Adriano Panatta, reduce da una vittoria clamorosa dopo aver annullato undici match point. Mentre il campione romano parlava con i cronisti, Fumarola gli fece cenno di andare avanti e per un giorno il giovane Maffei firmò di suo pugno l’intervista al tennista per “Tuttotennis”. Un passaggio simbolico, quasi una promozione sul campo, dentro un’annata che segnò la definitiva consacrazione di Panatta.

Il 1976 fu infatti l’anno della svolta per il tennis italiano: la vittoria di Panatta agli Internazionali di Roma, il trionfo al Roland Garros contro Harold Solomon e, a dicembre, la conquista della Coppa Davis. Per Maffei, Panatta resta ancora oggi il più grande tennista italiano di sempre, non solo per i risultati ma per il talento, la naturalezza e il modo di stare in campo, con un rovescio elegante, la volée, la smorzata e la celebre “veronica” che facevano impazzire il pubblico.

Nel ricordo del giornalista, Panatta è stato anche un uomo libero, poco incline a conservare trofei e successi, lontano dall’idea del campione costruito a tavolino. Una personalità spigolosa solo in apparenza, generosa, disordinata, senza invidie né rancori. Maffei racconta di aver condiviso con lui e con Gigi Rossi serate di sport, tavola e discussioni, sempre nel segno dell’amicizia e dell’ironia.

Oggi il parallelo con Jannik Sinner è inevitabile. Maffei si dice ammiratore del numero uno del mondo, sottolineandone il talento, la forza mentale e soprattutto l’educazione. Sinner viene descritto come un ragazzo timido ma corretto, capace di proteggere una raccattapalle dalla pioggia, soccorrere un avversario o riconoscere un errore arbitrale. Un campione moderno, più sobrio e disciplinato rispetto a Panatta, ma altrettanto decisivo nel portare il tennis italiano ai vertici.

A 24 anni, Sinner ha già riscritto record e primati: primo italiano numero uno del ranking ATP, primo a superare quota 14mila punti, protagonista di una stagione straordinaria con titoli, vittorie consecutive e successi nei tornei più importanti. Dopo il trionfo a Roma, il suo obiettivo resta Parigi, con il Roland Garros come prossima tappa di un percorso che sembra ancora in piena ascesa.

Per Maffei, il confronto tra Panatta e Sinner racconta anche il cambiamento di due epoche: il campione romano che si concedeva la libertà del divertimento

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