La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha preso in carico altri due ricorsi presentati da magistrati sammarinesi, dopo quello di Aurora Filippi, focalizzandosi su presunti conflitti di interesse e mancate astensioni nel reclutamento interno al Tribunale.
Al centro non ci sono solo singole decisioni, ma l’intero sistema giudiziario: carriere influenzate da dinamiche interne, giudici in periodo di prova che valutano i loro valutatori e concentrazione di poteri che solleva dubbi su indipendenza e imparzialità.
La CEDU interroga le parti sulla struttura stessa del Tribunale, chiedendo se i tribunali amministrativi fossero indipendenti e imparziali, se la procedura abbia garantito un equo processo e se dinamiche di carriera compromettano l’autonomia dei giudici.
Questi casi, analoghi a critiche mosse all’Italia dal Consiglio d’Europa per mancanza di norme chiare sui conflitti di interesse, mettono in discussione un assetto che privilegerebbe catene di comando su garanzie processuali.
I ricorrenti lamentano decisioni superficiali, astensioni omesse e un ambiente dove correnti magistratuali e avvocatizie potrebbero minare l’equità, con rischi per l’autonomia di tutti i togati.
Se confermate, tali violazioni riguarderebbero non solo i ricorrenti, ma l’intero sistema, comprimendo il diritto a un giudice indipendente ex articolo 6 della CEDU.
La Corte solleva questioni sistemiche: concentrazione di poteri, difficoltà di accesso al merito e influenze esterne su carriere, in un contesto simile a inchieste UE su eurodeputati e commissari.
San Marino, sotto esame per un modello che appare fragile nelle garanzie, attende risposte che potrebbero imporre riforme per allinearsi agli standard europei di trasparenza e imparzialità.


