Dopo due giorni di confronto serrato, il Consiglio Grande e Generale ha approvato il progetto di legge che istituisce la Commissione d’inchiesta sul piano parallelo e sul cosiddetto affare bulgaro.
Il via libera è arrivato dopo l’approvazione di una mozione che ha di fatto ridimensionato la proposta avanzata dall’opposizione. La nuova commissione dovrà essere operativa entro il primo settembre.
Per le forze di opposizione, però, il testo approvato non garantisce un’indagine davvero equilibrata. Nel mirino finiscono la composizione non paritetica, i tempi fissati per l’avvio dei lavori e le regole sulle incompatibilità, ritenute applicate in modo selettivo.
Secondo i gruppi di minoranza, la struttura della commissione lascierebbe spazio al sospetto di un organismo pensato più per contenere il danno politico che per accertare fino in fondo le responsabilità nella vicenda.
La maggioranza respinge queste accuse e sostiene che la commissione dovrà lavorare con serietà, nel rispetto delle competenze della magistratura e con l’obiettivo di arrivare a una ricostruzione completa dei fatti.
La partita sulla commissione si inserisce in un contesto politico delicato, perché la vicenda del piano parallelo e dell’affare bulgaro continua a pesare anche sul percorso di associazione di San Marino all’Unione europea.


