La Commissione Antimafia ha consegnato al Consiglio Grande e Generale una relazione che fotografa una situazione definita “imbarazzante” da Gian Nicola Berti. Le lacune normative riscontrate nel 2022 rimangono ancora irrisolte, creando un ambiente che attrae capitali di dubbia provenienza e espone San Marino a infiltrazioni della criminalità organizzata.
Nel corso della sessione di maggio, la maggioranza ha approvato un ordine del giorno caratterizzato da tempistiche vaghe e impegni generici. L’assenza di vincoli temporali concreti trasforma la lotta alla criminalità in un’esercitazione puramente simbolica, rinviata di fatto a novembre di ogni anno. Un approccio che contrasta nettamente con l’urgenza della questione.
Rete ha presentato una controproposta incalzante, chiedendo il recepimento immediato dei capitoli 5 e 6 della relazione e l’introduzione di strumenti normativi già consolidati in Italia: operazioni investigative coperte, intercettazioni telefoniche e ambientali, protezione dei testimoni di giustizia. Proposte ragionevoli respinte dalla maggioranza, che ha preferito il cammino della prudenza dilatata.
Il paradosso è evidente: quando si è trattato di norme restrittive per la stampa, la politica ha dimostrato velocità d’esecuzione; di fronte all’opportunità di armamenti legali contro la mafia, la stessa politica scopre virtù come la pazienza e la gradualità. Berti ha avuto il merito di nominare esplicitamente il problema, ma la sua voce rimane isolata nel coro dell’indifferenza amministrativa.
Nel frattempo, chi intende utilizzare San Marino per riciclaggio e infiltrazioni criminali può contare su un’altra stagione di sostanziale immunità procedurale. L’occupazione non dichiarata continua indisturbata.


