Mentre l’Eurovision si chiude con la vittoria della Bulgaria e l’eliminazione di San Marino in semifinale, in Consiglio si riaccende il confronto sull’“affare bulgaro”, tema destinato a segnare i prossimi passaggi dell’Aula insieme al dossier sull’Accordo con l’Unione europea.
La settimana si apre infatti con un clima già teso, anche perché mercoledì il COREPER dovrà chiarire se lo stop registrato nell’ultima riunione dei rappresentanti permanenti sia stato solo un rinvio tecnico, legato al cambio di governo in Bulgaria, oppure una scelta politica connessa al caso dei 15 milioni sequestrati dall’autorità giudiziaria sammarinese.
Su questo punto le letture restano opposte. Il governo spera che il rallentamento sia legato esclusivamente a questioni istituzionali interne a Sofia. L’opposizione, invece, collega direttamente la vicenda bulgara al congelamento delle somme rivendicate da Starcom e Christov, sostenendo che l’indagine sia stata strumentalizzata e che il problema sia nato interamente dentro la gestione politica della Democrazia cristiana.
In Consiglio, la maggioranza punta a portare avanti il progetto di legge per istituire una Commissione di inchiesta, fissandone l’avvio al primo settembre dopo gli ultimi emendamenti. Una scelta che per l’opposizione equivale a un rinvio ingiustificato: secondo le minoranze, l’indagine politica dovrebbe partire subito, senza attendere mesi.
La maggioranza replica che non è possibile sovrapporre la commissione all’inchiesta giudiziaria in corso e difende la scelta di rimandarne l’insediamento. L’opposizione contesta però anche la struttura dell’organismo, chiedendo una composizione paritetica che la Dc, in particolare, non intende accettare.
Il fine settimana potrebbe aver ammorbidito le distanze, ma al momento il confronto resta aperto su tutti i punti decisivi: tempi di avvio, rapporto con il procedimento penale e assetto della commissione.


