Rimini: Ristorazione in Forte Espansione, Crollo di Bar e Pub Tradizionali

REDAZIONE
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La mappa dei pubblici esercizi a Rimini subisce una profonda metamorfosi. Tra il 2015 e il 2025, si registra un crollo significativo dei bar, che diminuiscono del 17,9%, passando da 448 a 368 unità. Questa contrazione investe sia le aree centrali (-13,9%) sia le periferie (-20,2%). Anche gelaterie e pasticcerie non sono immuni, registrando un calo del 16,8%, da 61 a 51 esercizi.

Contrariamente, il settore della ristorazione mostra una dinamica espansiva. I ristoranti con servizio hanno incrementato la loro presenza del 5,2%, passando da 342 a 360 attività. Tale crescita è particolarmente marcata nel centro storico, con un balzo del 25,3% (da 114 a 143), mentre nel resto della città si osserva una lieve flessione del 4,8%. Parallelamente, la ristorazione take-away segna un +9,3%, passando da 170 a 186 esercizi, con un incremento del 24,3% nelle aree centrali e del 3,3% nel resto del territorio.

Questi dati emergono dall’indagine “Pubblici esercizi e movida. La demografia d’impresa nei centri storici”, condotta da FIPE-Confcommercio in collaborazione con il Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne. L’analisi rivela una tendenza che, secondo Denis Preite, presidente di FIPE della provincia di Rimini, “riflette una trasformazione che interessa anche il resto del Paese. A livello nazionale il numero complessivo dei pubblici esercizi si è sostanzialmente stabilizzato dopo anni di crescita, mentre i bar sono la tipologia che registra la maggiore contrazione.”

Preite sottolinea come “I dati confermano la crescita della ristorazione sul nostro territorio. In particolare nelle zone centrali e in quelle sul mare i ristoranti sono un elemento capace di generare attrattività turistica e di trainare l’enogastronomia, diventata una componente strutturale della nostra destinazione. Un ruolo destinato a rafforzarsi ulteriormente anche grazie al recente riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO, che rappresenta un’importante occasione di valorizzazione internazionale per tutta la filiera.”

Il presidente FIPE evidenzia, tuttavia, resistenze nel riconoscere il contributo del settore turistico e la necessità di adeguata rappresentanza. Spiegando la diminuzione dei bar, aggiunge: “Pesa certamente il cambiamento delle abitudini sociali, ma anche il fatto che molte attività, soprattutto pub, si siano convertite alla ristorazione. Dai dati dunque emerge che chi non ha una cucina attrezzata, come bar, pub e anche tanti alberghi, non riesce in questo momento a tenere il passo della crescita nel settore.”

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