Rete, i commenti e il difficile rapporto con le critiche … di Marco Severini

GiornaleSM
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Il confronto politico sui social è tornato a infiammarsi attorno a Rete e al consigliere Giovanni Zonzini, dopo la diffusione degli audio dello scontro con Giancarlo Venturini e la successiva rassegna di commenti e reazioni critiche comparsi in rete.

La polemica non nasce soltanto dai toni, spesso accesi, tipici dei social network. Alla base c’è anche il malessere di una parte dell’opinione pubblica verso un movimento che per quattro anni ha governato insieme alla Democrazia Cristiana, esperienza che ha segnato un passaggio decisivo per Rete.

Per anni, infatti, il movimento ha costruito la propria identità sulla denuncia dura contro il potere, rivendicando il diritto di chiamare le cose con il loro nome. Oggi, però, quella stessa impostazione si ritorce contro i suoi esponenti, che si trovano esposti a critiche e contestazioni come qualsiasi forza di governo.

La pubblicazione dei commenti negativi non appare come un’operazione politica artificiale, ma come la fotografia di un dibattito reale che attraversa una parte dell’elettorato. Ignorare questo segnale, o liquidarlo con fastidio, rischia di ampliare ulteriormente la distanza tra cittadini e politica.

In democrazia consenso e dissenso convivono sempre. Quando si oltrepassano i limiti della diffamazione o dell’ingiuria, è corretto ricorrere alle sedi giudiziarie. Ma chi ha fatto del confronto diretto e della trasparenza una bandiera deve accettare anche le critiche civili, soprattutto dopo aver assunto responsabilità di governo.

Il punto politico resta questo: la verità non può valere solo quando è utile verso gli avversari.

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