Settimana di forti contrasti sui mercati: tensioni geopolitiche alimentano il petrolio, mentre le borse spingono verso nuovi record.
Il greggio ha rimbalzato con forza da 79 dollari del 17 aprile fino a 97, trainato dal rischio persistente nello Stretto di Hormuz, epicentro di ogni fluttuazione. La narrativa resta rialzista nel breve termine, con possibili correzioni tecniche ma bias positivo finché le incertezze non si dissipano.
L’oro, al contrario, perde quota scendendo a 4700 dopo aver rotto i 5000, segnale di un flusso di liquidità verso asset più rischiosi.
Le piazze azionarie confermano la forza: S&P 500 sopra 7000, Nasdaq Composite oltre 27.000 e FTSE MIB saldo a 47.400, tutti sui massimi storici. I grandi capitali istituzionali ignorano le notizie negative, trainati da attese su politiche trumpiane aggressive già in buona parte prezzate.
Tra i singoli titoli, selettività netta. Tesla ritraccia da 410-420 a 370 dollari post-earnings, con analisti che puntano a 350 e poi 300. Oklo Inc. balza da 60 a 80 dollari sulla spinta nucleare; Nvidia tiene i vertici, Micron accelera, Microstrategy accumula. Vitalità diffusa su Alphabet, Amazon, Apple e soprattutto AMD, con pattern di accumulo-volatilità-volumi che precedono le espansioni.
Il pattern operativo vincente: attendere fasi laterali di accumulo con compressione volatilità e volumi crescenti per entrare su breakout, definendo il rischio.
Marzo ha visto vendite istituzionali tattiche, aprile ha condensato anni di rialzi. Mercato toro pienamente engagé: privilegiare buy su Nasdaq ad alta volatilità.


