Una pensione azzerata per tre mesi: è la drammatica situazione di Giuseppina Castiglioni, pensionata riminese che ha scoperto sul cedolino INPS di giugno un importo netto di zero euro. La motivazione indicata è un generico ricalcolo del debito IRPEF dell’anno precedente, ma mai formalmente notificato alla beneficiaria.
La beffa si è aggravata quando, negli uffici previdenziali di Rimini, ha ricevuto la conferma che l’azzeramento perdurerà anche a luglio e agosto, con un impatto concreto di tre mensilità senza alcun sussidio. La sede INPS locale ha ribadito massima gentilezza, ma ha dichiarato di non poter fornire risposte, poiché le decisioni e i sistemi informatici sono gestiti esclusivamente a Roma.
Questa vicenda solleva un grave paradosso amministrativo: in Italia la legge non consente l’azzeramento totale della pensione, nemmeno per debiti fiscali o previdenziali, garantendo ai pensionati il principio del minimo vitale. Corrente di 2025, il trattamento minimo mensile è fissato a 616,67€, mentre il limite di impignorabilità sale a 1.000 euro, soglia che non può essere intaccata per garantire un’esistenza dignitosa.
Giuseppina, che gestì un negozio di alimentari a Miramare negli anni Novante, si trova ora in una condizione di impossibilità di sopravvivenza economica, pur avendo la fortuna di poter contare sull’aiuto dei figli. La sua unica richiesta è una corretta informazione e l’adozione dei modi previsti dalla legge, affinché il sistema non nega il diritto alla vita dignitosa.


