Teheran avrebbe messo sul tavolo una tregua duratura in cambio dell’apertura graduale dello Stretto di Hormuz. Nel negoziato con gli Stati Uniti, avviato dopo l’escalation del 28 febbraio, l’Iran sarebbe disposto anche a congelare a lungo il proprio programma nucleare, ma solo a una condizione: i circa 400 chili di uranio altamente arricchito presenti nel Paese dovrebbero essere trasferiti in Russia e non negli Stati Uniti.
Da parte sua, Washington avrebbe ipotizzato una deroga temporanea alle sanzioni sul petrolio iraniano nel caso di un’intesa definitiva. Le distanze però restano ampie. Secondo i media vicini ai Pasdaran, il team iraniano accusa gli Stati Uniti di scarsa concretezza e di richieste eccessive, mentre la Casa Bianca giudica ancora insufficienti le nuove aperture arrivate da Teheran.
Sul tavolo pesa anche il timore per le ricadute economiche di una guerra prolungata. La Commissione europea ha confermato di aver ricevuto la lettera con cui la premier italiana Giorgia Meloni chiedeva una deroga al Patto di stabilità per affrontare la crisi energetica. Bruxelles, però, ha precisato che al momento il focus resta sull’utilizzo delle risorse già disponibili.
Intanto la Marina israeliana ha bloccato al largo di Cipro una nuova spedizione umanitaria della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza. A bordo c’erano anche 35 italiani, dei quali almeno nove sarebbero stati trattenuti e potrebbero essere trasferiti verso il porto di Ashdod. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto a Israele di garantire sicurezza e pieno rispetto della dignità delle persone coinvolte.


