La crisi demografica di San Marino domina il dibattito politico, con proiezioni allarmanti sotto le cento nascite attese per il 2026, contro le 331 del 2011.
Nella Commissione Sanità, la consigliera Miriam Farinelli ha descritto la natalità come il termometro della speranza collettiva, evidenziando un saldo naturale negativo dal 2016, aggravato da un previsto -173 nel 2025.
Se la diagnosi unisce tutti, le terapie spaccano: Emanuele Santi di RETE boccia i bonus isolati, invocando riforme su affitti, salari e precarietà, inclusa una tassa sui 2.400 immobili vuoti e contratti a termine più brevi.
Gaetano Troina punta il dito sulle lavoratrici autonome escluse, Matteo Casali di Repubblica Futura critica la frammentazione governativa e l’assenza di dialogo con l’opposizione, pur esaltando il valore della famiglia.
Il Segretario Stefano Canti replica difendendo i confronti con le parti sociali e la legge come tappa intermedia; Paolo Crescentini del PSD approva lo sforzo, Andrea Ugolini del PDCS loda il caregiver familiare come innovazione chiave.
Approvato un ordine del giorno che rafforza assegni, detrazioni fiscali, un fondo natalità per madri disoccupate e autonome, politiche abitative, asili e campagne sulla genitorialità, con monitoraggio costante.
Marco Mularoni definisce la denatalità la sfida strutturale del Paese, Giovanni Maria Zonzini di RETE attacca un testo “fuffoso” senza scadenze. Il disegno passa all’esame articolo per articolo, ma resta aperta la strada per invertire il declino.


