La Procura di Ravenna ha formalizzato la richiesta di sospensione per un anno dall’esercizio della professione nei confronti di otto medici del reparto di Malattie Infettive, indagati per aver rilasciato certificati di non idoneità ai Centri di permanenza per il rimpatrio. L’inchiesta riguarda 64 stranieri destinati alla detenzione amministrativa negli ultimi 16 mesi.
Secondo l’accusa, i medici avrebbero redatto in modo arbitrario i certificati configurando il reato di falso ideologico. Dalle intercettazioni e dalle chat sequestrate durante le perquisizioni del 12 febbraio emergerebbe un orientamento comune tra gli indagati, descritti come una posizione di principio nei confronti del sistema dei centri di permanenza.
Le conversazioni rivelerebbero l’utilizzo di un modulo prestampato circolante online in ambienti critici verso i centri di detenzione. I medici si sarebbero scambiati raccomandazioni precise: non copiare il testo pedissequamente ma riscriverlo manualmente ogni volta per evitare contestazioni formali sui protocolli.
Dalle intercettazioni ambientali in ambulatorio sarebbero emersi anche i timori del gruppo riguardo al coinvolgimento di altri reparti. L’ipotesi di delegare le certificazioni ai colleghi del Pronto Soccorso sarebbe stata scartata per il timore che questi ultimi, meno allineati sulla “scelta etica” del gruppo, potessero dichiarare i migranti idonei alla detenzione.
Su 64 casi esaminati, 34 si sono conclusi con un certificato di non idoneità mentre 20 stranieri sono stati ritenuti idonei all’espulsione. I medici, assistiti da un collegio difensivo, hanno sempre respinto le accuse sostenendo di aver agito nel pieno rispetto del codice deontologico. La parola passa ora


