Si è concluso con un’assoluzione piena, perché il fatto non sussiste, il procedimento davanti al tribunale monocratico di Rimini a carico di un 41enne marocchino residente in città, accusato di stalking, lesioni personali e revenge porn.
L’uomo aveva trascorso cinque mesi tra carcere e arresti domiciliari, con l’obbligo, una volta tornato libero, di portare il braccialetto elettronico fino alla fine del processo di primo grado.
L’indagine era partita dalla denuncia presentata dalla moglie di uno dei fratelli dell’imputato, che aveva raccontato agli investigatori una serie di minacce e aggressioni culminate il 6 gennaio 2024 in un episodio avvenuto all’interno della casa familiare.
Secondo il racconto della donna, l’uomo avrebbe usato una mazza per colpirla in più parti del corpo, le avrebbe buttato a terra il cellulare per impedirle di chiedere aiuto e l’avrebbe poi spogliata, lasciandola nuda.
Sempre stando alla denuncia, l’avrebbe anche minacciata di ritirare la querela già presentata per stalking, dicendole che in caso contrario avrebbe diffuso sue immagini su WhatsApp.
Alla base dei contrasti ci sarebbero stati, secondo la parte offesa, i sospetti maturati dopo aver visto l’uomo entrare nel condominio di famiglia, ipotizzando che usasse quei luoghi come punto d’appoggio per presunti traffici di droga mai accertati.
L’imputato, difeso dall’avvocato Gianluca Sardella, ha sempre negato ogni addebito, parlando di accuse inventate e di una forte lite familiare degenerata in astio e vendetta personale.
Nel corso del dibattimento, la persona offesa avrebbe fornito versioni ritenute contraddittorie, mentre anche le testimonianze raccolte e le dichiarazioni degli agenti di polizia giudiziaria non avrebbero confermato in modo univoco i fatti contestati.
Dopo la sentenza assolutoria, e in assenza di un eventuale appello da parte dell’accusa, il 41enne sta ora valutando di chiedere un risarcimento per ingiusta detenzione.
Il legale ha sottolineato il danno subito dal suo assistito, richiamando prima l’arresto in carcere, poi i domiciliari e infine l’obbligo del braccialetto elettronico fino alla lettura della sentenza.


