Per la Aeffe ci sono due manifestazioni di interesse. Nuovo tavolo a fine luglio

NewsRimini
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Due掀 prodotti di interesse per il futuro di Aeffe, l’azienda simbolo della Fashion Valley emiliano-romagnola con base a San Giovanni in Marignano. Un tavolo tecnico si è riunito ieri pomeriggio a Roma presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per analizzare la situazione del Gruppo, coinvolgendo l’assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia, la Regione Lombardia, la proprietà e i sindacati nazionali, di categoria e territoriali.

Il prossimo appuntamento al Mimit è fissato per giovedì 30 luglio. Scrivono l’assessore Paglia: «È positivo che siano emerse due proposte di acquisizione, a dimostrazione della qualità del lavoro e del valore di un’impresa come Aeffe Spa. L’auspicio è che entrambe le offerte si confermano solide e garantisca la piena tutela dei livelli occupazionali e il rilancio dell’attività. Le lavoratrici, i lavoratori e la comunità locale lo meritano. Continueremo a monitorare la vertenza insieme ai sindacati e al Mimit, in attesa del pronunciamento del Tribunale».

Le due offerte non vincolanti riguardano l’acquisizione della totalità del complesso aziendale: la prima proveniente da un operatore asiatico che propone una finanza ponte di 25 milioni di euro per garantire la continuità operativa fino al 31 dicembre 2026, la seconda da Oxy Capital, fondo specializzato in risanamenti, che intende rilevare gli asset a fronte dell’accollo delle passività ristrutturate. In entrambi i casi, al termine dell’operazione Aeffe resterà libera dai debiti ma sostanzialmente priva di asset, segnando la fine del gruppo nella sua configurazione attuale.

La crisi del Gruppo, che nel 2024 ha registrato un fatturato di 251 milioni di euro (-21,2% sul 2023) e una perdita netta di 28,5 milioni, ha già portato all’annuncio di 221 licenziamenti, per circa un terzo degli addetti, con 173 nella sede di San Giovanni e 48 a Milano. Da ottobre 2025 la Camera di Commercio della Romagna ha nominato un dirigente esterno per traghettare la società fuori dalle acque secche, mentre i sindacali hanno indetto scioperi e presidi davanti agli stabilimenti.

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