San Marino. CASO BULGARO. Su EUalive la lettera aperta dell’ex ministro degli Esteri bulgaro Solomon Passy

GiornaleSM
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L’ex ministro degli Esteri bulgaro Solomon Passy interviene nel dossier che sta rallentando l’associazione di San Marino all’Unione europea e punta il dito contro il caso dell’investitore bulgaro rimasto coinvolto in una controversia con il sistema bancario sammarinese.

In una lettera aperta diffusa da EUalive, Passy sostiene che l’episodio abbia generato un danno economico per un imprenditore bulgaro e contesta la gestione della vicenda da parte delle autorità di San Marino, ritenuta arbitraria e poco trasparente.

Secondo la ricostruzione contenuta nella lettera, era stato avviato un accordo preliminare per l’acquisto del 51% della Banca di San Marino e la società bulgara aveva già trasferito i fondi necessari, prelevati da UniCredit Bulbank. Passy afferma però che l’operazione è stata poi bloccata senza una base giuridica chiara e che i capitali depositati sarebbero stati sequestrati nonostante i controlli antiriciclaggio.

L’ex ministro collega il caso anche al trattato bilaterale sugli investimenti tra Bulgaria e San Marino, ratificato nel 2007, sostenendo che le misure adottate violerebbero le tutele previste per gli investitori, compreso il libero trasferimento dei fondi e la protezione da atti discriminatori o espropriativi.

Passy richiama inoltre le implicazioni europee del dossier, ricordando che gli accordi di associazione con Andorra e San Marino dovrebbero aprire l’accesso al mercato interno dell’Ue, anche nei servizi finanziari. Proprio per questo, avverte, la vicenda sammarinese rischia di alimentare dubbi sulla compatibilità del quadro regolatorio con gli standard europei.

Nella lettera si fa riferimento anche alle preoccupazioni espresse nel 2023 dai vertici delle autorità di vigilanza europee sui rischi legati all’ingresso dei microstati nel mercato unico. Passy cita infine la possibilità, sollevata nel dibattito, che la controversia venga separata dal percorso di Andorra per evitare ulteriori ritardi nella firma e nella ratifica dell’accordo.

La questione, nel frattempo, resta aperta anche sul piano legale: l’ipotesi evocata è quella di un arbitrato internazionale, con una richiesta di risarcimento che, secondo quanto riportato, potrebbe arrivare ad almeno 150 milioni di euro. Secondo Passy, una soluzione rapida eviterebbe danni ulteriori alla credibilità internazionale di San Marino e alla sua attrattività per gli investitori stranieri.

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