Turismo in chiaroscuro, lavoro precario, boom affitti brevi. L’analisi CGIL

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La Riviera romagnola mostra segnali di rallentamento, mentre cresce il turismo nelle città d’arte. È il quadro che emerge dall’osservatorio regionale sul sistema turistico, costruito sui dati Istat e della Regione Emilia-Romagna, e presentato da Ires Emilia-Romagna, Cgil regionale e Filcams-Cgil.

Il settore continua ad allargarsi, ma per i sindacati il nodo principale resta la qualità del lavoro. Nel 2024 solo il 13,3% degli addetti full time era assunto a tempo indeterminato. La retribuzione media giornaliera dei dipendenti full time era di 83,1 euro, mentre il reddito medio annuo si fermava a 10.503 euro.

Dal 2019 al 2024 gli stipendi sono cresciuti del 7,7%, molto meno dell’inflazione, salita nello stesso periodo del 17,4%. Una distanza che, secondo Cgil e Filcams, pesa sulla sostenibilità sociale del comparto e sulla tenuta complessiva del sistema turistico.

Sul piano dei flussi il 2025 segna comunque un nuovo record: oltre 13 milioni di arrivi, in aumento dell’11,4% sul 2024, e più di 44 milioni di presenze, con un +8,3%. A trainare la crescita sono soprattutto gli stranieri, saliti del 16,7% negli arrivi e del 15,4% nelle presenze. Rappresentano ora il 31,5% degli arrivi e il 31,9% delle presenze totali, con la Germania in testa tra i mercati di provenienza.

Nel comparto dell’alloggio, al 31 dicembre 2025 le imprese attive erano 5.285, in aumento del 3,5% su base annua. Crescono in particolare ditte individuali e società di capitale, mentre prosegue il calo delle società di persone, che fino al 2022 erano la forma più diffusa.

Bologna ha superato i due milioni di arrivi e si conferma la prima destinazione turistica regionale. Rimini mantiene però il primato dei pernottamenti, pur in un contesto più debole per il balneare. Bene Cervia, mentre risultano in calo Cesenatico, Bellaria-Igea Marina e Gatteo. In provincia di Rimini le presenze sono scese del 4,3% rispetto al 2019.

Il rapporto segnala anche un cambiamento nella distribuzione dei flussi: nel 2019 luglio e agosto concentravano il 43,8% dei pernottamenti, nel 2025 la quota è scesa al 40%. A crescere sono invece maggio, ottobre e dicembre, segno di una stagionalità più diluita lungo l’anno.

In parallelo avanza il peso delle strutture extra-alberghiere, aumentate del 39,2% rispetto al 2019, mentre gli alberghi tradizionali registrano una contrazione lenta ma costante. Gli affitti brevi, sempre più gestiti in forma imprenditoriale, stanno cambiando il mercato: gli host con un solo alloggio sono passati dal 51,7% del 2018 al 45,8% del 2024, mentre quelli che ne amministrano almeno cinque sono saliti dal 18,5% al 26,1%.

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