Nel giorno simbolico del 23 maggio, anniversario della strage di Capaci, si chiude il percorso di educazione alla legalità “L’esame dei fatti. Esperienze di giustizia”, promosso dall’Osservatorio provinciale sulla criminalità organizzata insieme alla Camera Penale di Rimini, con il supporto della Provincia e degli enti locali del territorio.
L’iniziativa ha coinvolto nel corso dell’anno scolastico studenti e studentesse delle scuole secondarie di secondo grado della provincia: il liceo classico e delle scienze umane G. Cesare-M. Valgimigli di Rimini, l’Istituto alberghiero Savioli di Riccione, l’Istituto Einaudi-Molari di Rimini e l’Istituto secondario di secondo grado Tonino Guerra di Novafeltria.
Incontri, testimonianze, approfondimenti e laboratori hanno accompagnato i ragazzi nell’analisi di reati e fenomeni sempre più presenti nella società e tra i giovani, dal revenge porn ai reati digitali, dal traffico di stupefacenti alle conseguenze della violenza online e di comportamenti illeciti spesso sottovalutati.
Il progetto si è concluso con la simulazione di un processo penale, durante la quale gli studenti hanno interpretato i diversi ruoli dell’aula di giustizia: avvocati, imputati, giudici, testimoni e pubblici ministeri. Un’esperienza pensata per far conoscere da vicino il funzionamento del processo e il peso delle decisioni individuali.
Per i promotori non si è trattato di una semplice esercitazione scolastica, ma di un percorso capace di rendere concreti il valore delle prove, il rispetto delle garanzie e il senso della responsabilità personale. L’iniziativa ha avuto anche una funzione di orientamento, offrendo ai giovani un contatto diretto con professioni, competenze e dinamiche del mondo giuridico e istituzionale.
La scelta di concludere il percorso il 23 maggio richiama il valore della memoria e della legalità come strumenti educativi e civili. Portare questi temi nelle scuole significa trasformare il ricordo in consapevolezza, soprattutto per le nuove generazioni.
In un contesto in cui molte forme di illegalità si manifestano anche negli spazi digitali e nelle relazioni quotidiane, educare alla legalità vuol dire fornire strumenti per riconoscere i rischi, distinguere tra comportamento e reato, sviluppare senso critico e cittadinanza attiva.
Il progetto ha anche messo al centro i principi del diritto penale di tradizione liberale e la tutela delle garanzie processuali, in una prospettiva distante da logiche giustizialiste e attenta ai diritti di tutti, compresi quelli degli imputati.
Fondamentale, sottolineano gli organizzatori, la collaborazione tra scuola, istituzioni, avvocatura e territorio, che ha reso possibile un confronto diretto con professionisti del diritto e con esperienze concrete. Un presidio educativo che punta a far crescere nei giovani la capacità di comprendere gli altri, rispettare le regole e contribuire a una comunità più giusta e responsabile.


