Il caso Starcom e il coinvolgimento dell’investitore bulgaro Assen Christov tornano al centro del dibattito internazionale con un duro affondo contro la giustizia sammarinese. A rilanciare le critiche è Dick Roche, ex ministro irlandese per gli Affari europei, che in un intervento pubblicato da EUalive descrive il sistema del Titano come non allineato agli standard europei.
Secondo Roche, San Marino non può aspirare a un accesso pienamente affidabile al mercato unico dell’Ue senza riforme concrete e verificabili. Nel mirino finisce soprattutto l’assetto della magistratura, accusata di concentrare nelle stesse mani funzioni istruttorie e decisorie nel dossier legato a Starcom.
L’ex ministro contesta anche la gestione dell’indagine condotta dalla magistratura e dalla Fia sammarinese, definendo la relazione agli atti piena di errori, pregiudizi e affermazioni false. Una ricostruzione che, a suo avviso, un tribunale europeo avrebbe rigettato senza esitazioni.
Nel suo intervento, Roche critica inoltre l’uso dell’articolo 324 del codice penale sammarinese, che considera un retaggio normativo ricalcato quasi integralmente sul codice fascista italiano del 1930. Le contestazioni rivolte ai Delvecchio dopo la conferenza stampa di Bruxelles vengono lette come una forma di ritorsione mascherata da procedimento giudiziario.
Sul piano economico, l’ex ministro irlandese sostiene che San Marino avrebbe violato l’accordo bilaterale sugli investimenti con la Bulgaria e parla di doppi standard nella gestione dei flussi finanziari passati attraverso Banca di San Marino ed Ente Cassa di Faetano.
Nella parte finale dell’analisi, Roche invita l’Unione europea a fermare ogni passo verso l’accordo di associazione con il Titano, sostenendo che Bruxelles non dovrebbe importare criticità di governance che l’integrazione europea è nata proprio per superare.


