No alla riforma UEFA che impedirà a San Marino di affrontare le grandi nazionali

San Marino Fixing
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I tifosi dei piccoli Stati europei alzano la voce contro la riforma della Uefa sul sistema di qualificazione a Europei e Mondiali.

Il coordinamento che rappresenta le nazioni più piccole contesta la decisione approvata dal comitato esecutivo a Istanbul il 20 maggio, giudicandola un passo indietro per l’equilibrio del calcio continentale.

Dal 2028, secondo il nuovo impianto, le selezioni più forti saranno inserite in un percorso separato. In pratica, i microstati e i Paesi con minori possibilità competitive rischiano di non incrociare più le grandi potenze nelle normali fasi di qualificazione.

La protesta punta innanzitutto sul principio di uguaglianza: per i tifosi dei piccoli Stati, la Uefa starebbe creando un sistema che distingue tra nazionali di serie A e di serie B, escludendo di fatto le realtà minori dalle sfide più prestigiose.

Nel mirino anche l’impatto sui giocatori. Per chi milita in rappresentative come San Marino, Liechtenstein o Isole Faroe, affrontare avversari di prima fascia è spesso il momento più alto della carriera, oltre che uno stimolo fondamentale per crescere e continuare a credere nel proprio percorso.

A preoccupare è pure la possibile cancellazione del formato andata e ritorno, considerato essenziale non solo per l’aspetto sportivo ma anche per la dimensione sociale del tifo. Per molte comunità, queste trasferte sono occasioni di incontro, scambio e costruzione di rapporti tra tifoserie.

I sostenitori dei piccoli Stati ricordano anche il valore delle sorprese, da sempre parte della storia del calcio europeo. Risultati inattesi contro nazionali più blasonate hanno spesso rappresentato pagine memorabili, capaci di rafforzare l’identità sportiva dei Paesi minori.

Secondo il coordinamento, la riforma riflette inoltre una tendenza più ampia del calcio moderno, sempre più orientato alla logica commerciale e al controllo delle competizioni, a scapito dei valori di inclusione e partecipazione.

Da qui l’appello alla Uefa e alle federazioni nazionali: rivedere le conseguenze del nuovo sistema e garantire che ogni nazione, indipendentemente dalle dimensioni, resti parte piena del calcio europeo.

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