Il Consiglio Grande e Generale si è acceso ieri pomeriggio attorno alla proposta di istituire una commissione consiliare d’inchiesta sulla cessione delle quote di Banca di San Marino e sul cosiddetto “piano parallelo”. Il confronto ha evidenziato una frattura netta tra maggioranza e opposizione su composizione, tempi di avvio e criteri di incompatibilità.
A prendere per primo la parola è stato Fabio Righi, di Domani-Motus Liberi, che ha parlato di una situazione “surreale e pericolosa” per le istituzioni, accusando in particolare la Democrazia Cristiana di voler blindare la commissione. Righi ha contestato l’ipotesi di una composizione non paritetica e il rinvio dell’avvio dei lavori al primo settembre, definendoli elementi di pressione sullo Stato di diritto.
Sulla stessa linea si è mossa Sara Conti, di Repubblica Futura, mentre Gian Matteo Zeppa di Rete ha bollato come gravissima la mozione d’ordine presentata dalla maggioranza per fermare la discussione del progetto di legge dell’opposizione. Zeppa ha parlato di una deriva che, a suo giudizio, rischia di trasformarsi in una “democratura”.
Dal fronte della maggioranza sono arrivate repliche dure. Manuel Ciavatta, per il Pdcs, ha respinto ogni accusa di autoritarismo, rivendicando la volontà di fare chiarezza senza forzature. Gian Nicola Berti, di Alleanza Riformista, ha invece descritto un clima molto teso e ha avvertito che la commissione potrebbe diventare uno strumento di scontro politico.
L’opposizione ha insistito sulla necessità di tenere distinti il piano politico e quello giudiziario. Matteo Casali, di Repubblica Futura, ha definito infondate le tesi della maggioranza sulla sovrapposizione con le indagini della magistratura, mentre Nicola Renzi ha parlato apertamente di commissione blindata. Enrico Carattoni ha accusato la maggioranza di evitare il confronto sfruttando la forza dei numeri.
La maggioranza ha aperto solo a correzioni limitate sul tema delle incompatibilità, senza modificare l’impianto proporzionale della commissione, considerato essenziale per garantirne funzionalità e stabilità. Oscar Mina, Luca Lazzari e Gerardo Giovagnoli hanno ribadito che l’organismo non deve trasformarsi in un fattore di destabilizzazione per il sistema bancario e per il percorso europeo della Repubblica.
Nel dibattito sono intervenuti anche diversi Segretari di Stato. Federico Pedini Amati ha parlato di un danno d’immagine per il Paese, sottolineando che solo il tribunale può accertare i fatti. Andrea Belluzzi ha auspicato una relazione unitaria e condivisa, mentre Rossano Fabbri ha richiamato l’esigenza di preservare l’imparzialità, posizione contestata dalle opposizioni.
Il confronto ha toccato anche la mozione d’ordine con cui la maggioranza ha chiesto di soprassedere sul progetto di legge dell’opposizione. Per Emanuele Santi e Giovanni Maria Zonzini si tratta di una scelta profondamente antidemocratica, mentre Massimo Andrea Ugolini ha difeso l’iniziativa come un modo per rendere più efficiente il dibattito.
Durante l’esame dell’articolato, sono stati respinti gli emendamenti dell’opposizione su pariteticità e incompatibilità, compresa la proposta di fissare al primo gennaio 2020 la data di riferimento per l’esclusione dei membri di alcuni organi societari. Per l’opposizione si tratta di una norma costruita su misura per colpire soggetti specifici.
La seduta si è chiusa senza un’intesa sulle questioni principali, confermando una distanza profonda su un dossier che resta delicato per gli equilibri istituzionali, ban


