La primavera riporta alla luce ciò che il tempo aveva celato. Così è accaduto a Marina Andruccioli durante le pulizie stagionali, quando un quadernino dell’infanzia regalato da sua madre le ha restituito le proprie poesie giovanili. Da quella riscoperta è nata l’esigenza di condividere la potenza della parola poetica, in particolare attraverso l’opera di Wislawa Szymborska.
La poetessa polacca rappresenta per Andruccioli quella capacità di trasformare l’ordinario in straordinario, di catturare nei versi le sfumature che sfuggono allo sguardo distratto. Come i daltonici perdono la percezione di un colore, così l’anima umana rischia di perdere la comprensione profonda del mondo senza la poesia.
Szymborska insegna che ogni istante quotidiano può diventare materia poetica. Una riflessione sulle quattro del mattino, l’osservazione di una finestra, il cielo che si spalanca senza davanzale: dettagli minimi che la poeta eleva a simboli di verità universali.
Secondo Andruccioli, la poesia non è privilegio di pochi. È una necessità collettiva, una risorsa emotiva equiparabile all’acqua fresca in una giornata torrida, al profumo di un fiore che rigeneradell’anima. Nel testo della Szymborska trova il bello invisibile, quella dimensione del mondo che per natura le sfugge, ma che la letteratura le consente di abitare.
La stagione primaverile, con il risveglio della natura e il ciclico ritorno della speranza, diviene così l’occasione perfetta per ricordare quanto la poesia ci sia necessaria: ancora di salvezza nella vastità dell’esistenza.


