Trump ha cancellato la missione dei suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner in Pakistan, definendo inutile un viaggio di diciotto ore quando gli iraniani possono “semplicemente chiamare” Washington. Il presidente americano ha dichiarato di avere “tutte le carte in mano” e ha criticato la confusione nella leadership iraniana, affermando che nessuno sa chi comanda a Teheran.
La mossa arriva dopo che la Casa Bianca aveva annunciato l’invio dei due rappresentanti per colloqui diretti con delegati iraniani nella capitale pakistana. Teheran aveva già comunicato che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi non attenderebbe la delegazione americana, proseguendo verso l’Oman dopo gli incontri con i funzionari pakistani.
Secondo le informazioni disponibili, l’Iran avrebbe presentato una proposta articolata in due fasi per sbloccare i negoziati. La prima fase prevederebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’estensione del cessate il fuoco. Successivamente, nella seconda fase, si avvierebbero i colloqui sul programma nucleare iraniano, questione critica su cui Washington chiede a Teheran di sospendere l’arricchimento dell’uranio per almeno dieci anni.
Lo stallo nello Stretto di Hormuz ha conseguenze economiche significative. Circa 2.400 marittimi rimangono bloccati su oltre 105 petroliere, mentre il prezzo del greggio Brent ha raggiunto i 108 dollari al barile. La paralisi dello snodo petrolifero strategico continua a ripercuotersi sui mercati globali.
Trump ha ribadito che non considera l’annullamento della missione come preambolo a una ripresa della guerra, sottolineando che i negoziati possono proseguire attraverso altri canali di comunicazione. La strategia americana sembra puntare su una posizione di forza, attendendo che sia Teheran a fare il prossimo passo.


