Il Movimento Demos solleva il velo su incoerenze e ritardi nel campo progressista sammarinese, in una nota che interpella con fermezza alleati e istituzioni.
Sul fronte dell’Ente Cassa, la posizione è inequivocabile: i membri del Consiglio di Amministrazione devono lasciare l’incarico. Dopo il flop della prima asta per la vendita, non spetta agli stessi protagonisti dirigere il secondo round, per un imperativo etico di responsabilità.
Demos riconosce responsabilità progressiste su dossier istituzionali e civili, ma avverte: in un contesto di forti pressioni avverse, serve più audacia. La proposta di composizione paritaria per la Commissione d’inchiesta, naufragata contro il muro democristiano, avrebbe garantito celerità e imparzialità.
Sul piano internazionale, la risposta istituzionale al conflitto iraniano è giudicata doverosa ma inadeguata. Entusiasmo invece per l’idea di Gerardo Giovagnoli al Progressive Forum di Barcellona: posizionare San Marino come piattaforma europea di mediazione di pace.
Critiche aspre allo sgarbo sulla nomina di Andrea Zafferani all’Autorità Garante Privacy, bollato come mancanza di rispetto politico. Sostenere competenze trasversali non è favore, ma base della lealtà tra forze.
Riguardo alla CEDU, Demos denuncia allusioni delegittimanti e un silenzio complice, lontane da una sana dialettica.
Infine, l’appello alle urgenze: abbattere il costo della vita, regolare gli affitti, creare lavoro, potenziare istruzione e welfare. Solo con coerenza progressista si costruisce credibilità per trasformare San Marino.


