In un contesto di crisi penitenziaria acuta, l’esperienza delle Comunità Educanti con i Carcerati (CEC) dell’Associazione Papa Giovanni XXIII si afferma come baluardo contro il sovraffollamento e la recidiva. Nel Riminese, questa iniziativa ha dimostrato la sua efficacia accogliendo 376 persone, le quali hanno registrato un tasso di recidiva del 15%, drasticamente inferiore al 75% di chi sconta la pena in carcere.
Un futuro rafforzamento di questo approccio è previsto per il 2027, con l’apertura a Montefiore Conca, in provincia di Rimini, di una nuova struttura in grado di ospitare una trentina di detenuti. L’investimento di un milione di euro è frutto di una collaborazione tra la Conferenza Episcopale Italiana, la Diocesi di Rimini e l’Associazione Papa Giovanni XXIII. Come ha sottolineato Giorgio Pieri, responsabile del Servizio Carcere della Papa Giovanni XXIII: “Grazie a un investimento di un milione di euro frutto della collaborazione tra la Conferenza episcopale italiana, la Diocesi di Rimini e l’Associazione Papa Giovanni XXIII, a Montefiore Conca, in provincia di Rimini, aprirà una nuova struttura in grado di accogliere una trentina di detenuti che potranno così scontare la pena fuori dal carcere”. Già oggi, ha aggiunto Pieri, esiste una collaborazione attiva nel comune dell’entroterra riminese per l’accoglienza di detenuti.
Il sindaco di Montefiore Conca, Filippo Sica, ha confermato i benefici per la cittadinanza: “Viviamo un’esperienza che ha portato benefici a tutta la cittadinanza. Gli attuali ospiti della Comunità partecipano a progetti rieducativi, anche in supporto al territorio, come la cura delle aree verdi nell’area del santuario della Madonna di Bonora”. Anche la consigliera regionale del PD, Alice Parma, ha espresso il suo plauso dopo una visita personale: “Ho visitato personalmente questa realtà e lì ho potuto toccare con mano il valore di un modello che mette al centro la persona e costruisce percorsi concreti di reinserimento. Un ringraziamento particolare va a Giorgio Pieri, responsabile del servizio carcere e del progetto CEC (Comunità Educante con i Carcerati) per la Papa Giovanni XXIII, per il lavoro quotidiano e l’impegno costante nella costruzione di questi percorsi di accoglienza e reinserimento. Un modello che contribuisce a ridurre la recidiva e di conseguenza a combattere il sovraffollamento".
Queste soluzioni innovative emergono mentre l’Emilia-Romagna affronta un’emergenza sovraffollamento carcerario critica. La regione registra mille detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare, un dato allarmante emerso durante il convegno “Il contrasto al sovraffollamento penitenziario e alla recidiva: dall’esecuzione penale alla reintegrazione sociale”, organizzato dal Garante dei detenuti Roberto Cavalieri.
La situazione è grave in diverse città: Piacenza conta 155 persone in più, Parma 149, Reggio Emilia 13, Modena 141, Bologna 326, Ferrara 163, Ravenna 30, Forlì 15 e Rimini 46. L’ondata di calore degli ultimi giorni ha riacceso i riflettori su questa emergenza strutturale.
Sulla necessità di un cambio di paradigma è intervenuto il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana: “Il sovraffollamento carcerario non va affrontato come un’emergenza perché c’è l’aspetto della dignità della persona: dire che il detenuto deve soffrire per quello che ha fatto è un’affermazione pericolosissima, in quanto si basa sullo stesso principio della pena di morte. Al contrario serve puntare sulle pene alternative, che rappresentano una possibilità di riscatto. Servono più risorse per questo tipo di progetti e un esempio virtuoso resta quello della Papa Giovanni XXIII”.
Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Fabio Pinelli, ha ribadito la centralità della rieducazione: “Serve riflettere sulla pena e sull’idea della punizione. Il carcere non deve avere solo una funzione di sorveglianza, perché il fine ultimo è quello della rieducazione, come afferma la stessa carta costituzionale. Occorre essere pragmatici, capire cosa si può ottenere dal detenuto, offrire una possibilità di riscatto. Il sovraffollamento è un problema che determina il restringimento dei diritti dei detenuti”.
Il Garante Roberto Cavalieri ha concluso lanciando un chiaro allarme: “in Emilia-Romagna sono quasi mille gli esuberi carcerari: è come se in regione ci fossero tre istituti penitenziari in più. Se il carcere è sovraffollato inevitabilmente si sviluppano tutta una serie di problematiche collaterali e viene accresciuta la probabilità che il ristretto commetta nuovi reati una volta scontata la pena. Una situazione che inevitabilmente porta a pensare anche a soluzioni radicali, come l’indulto”.


