Un post anonimo pubblicato nel gruppo Facebook “San Marino Risponde” ha riacceso il dibattito sulla sanità pubblica sammarinese, denunciando liste d’attesa, disorganizzazione e scarsa attenzione verso i pazienti. La vicenda, resa più delicata dall’anonimato dell’autrice, va letta con prudenza ma segnala un malessere che molti utenti del gruppo hanno detto di riconoscere.
Nel racconto, la cittadina descrive un’esperienza di forte frustrazione: mesi di attesa per una visita specialistica, poi rinviata mentre il quadro clinico sarebbe peggiorato fino a richiedere un intervento chirurgico prima dell’appuntamento già fissato. Il punto più contestato è la risposta che, secondo quanto riferito, le sarebbe stata data: “O le va bene così o aspetti altri due mesi”.
La discussione online si è rapidamente allargata, coinvolgendo cittadini, operatori e sanitari con opinioni divise tra difesa del personale e critiche alla macchina organizzativa. Più interventi hanno richiamato il tema delle liste d’attesa, della difficoltà di accedere in tempi rapidi a visite ed esami e della spinta verso il privato quando il pubblico non risponde con tempestività.
Nel confronto è intervenuta anche Federica Rondelli, che ha collegato il peggioramento percepito del servizio alla perdita di figure considerate di riferimento e a scelte organizzative giudicate inadeguate. Altri commenti hanno invece difeso infermieri e pronto soccorso, sottolineando il peso del triage e della gestione delle urgenze, mentre le criticità maggiori sono state individuate nella programmazione delle prestazioni specialistiche.
La polemica ha toccato anche il ricorso improprio al pronto soccorso, il rapporto con la medicina di base e il paragone con i servizi sanitari italiani. Sullo sfondo resta un dato più generale: la sanità sammarinese continua a essere considerata una risorsa fondamentale, ma episodi come questo mostrano quanto il tema dell’accessibilità, dei tempi di risposta e dell’umanizzazione delle cure resti centrale nel dibattito pubblico.


