San Marino. Magnifica Humanitas, e magnifica responsabilità, la nostra…di don Gabriele Mangiarotti

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Ho appena terminato la lettura della prima enciclica di Papa Leone e ritengo che meriti di essere conosciuta da tutti. Non bastano poche impressioni: quel testo appare come un vero programma di pontificato, capace di indicare un percorso di responsabilità e di impegno.

In queste pagine emerge una prospettiva di speranza in un tempo attraversato da incertezze e tensioni. Il Papa richiama con forza l’idea che la pace non sia un’utopia né un obiettivo irraggiungibile, ma una responsabilità concreta che riguarda ciascuno.

Leone mette in guardia dalla tentazione di sentirsi troppo piccoli davanti a problemi troppo grandi. È, scrive in sostanza, una resa elegante travestita da realismo. Non tutti hanno lo stesso potere di incidere sulla realtà, ma nessuno è esentato dalla propria quota di responsabilità: ognuno opera in un ambito preciso, dalla politica all’economia, dalla ricerca all’educazione, dall’informazione alla vita quotidiana.

A sostegno di questa visione viene richiamata anche la tradizione cristiana e letteraria. Tolkien ricorda che non spetta all’uomo dominare tutte le maree del mondo, ma compiere il possibile per custodire il tempo in cui vive e lasciare ai posteri una terra migliore. Un’idea che si intreccia con l’esempio di san Bernardo, dove la riforma del mondo parte dalla riforma di sé stessi.

Il Papa richiama poi l’immagine della ricostruzione di Gerusalemme narrata nel libro di Neemia: ciascuno al proprio lavoro, con una mano all’opera e l’altra pronta a difendere ciò che si sta edificando. Un simbolo efficace di partecipazione, vigilanza e responsabilità condivisa.

Questo passaggio risuona in modo particolare anche a San Marino, soprattutto alla luce del richiamo rivolto da Leone ai membri dell’Intergruppo del Parlamento europeo sulla demografia. Il Pontefice denuncia gli effetti della rottura con l’ispirazione cristiana dei padri fondatori dell’Europa e sottolinea la necessità di restituire ai giovani strumenti materiali e culturali per affrontare il futuro.

Nello stesso intervento, il Papa definisce la collaborazione tra istituzioni diverse e la Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche in Europa un esempio concreto di lavoro comune per migliorare la qualità della vita. San Marino, membro effettivo della FAFCE, si riconosce in questa prospettiva, che valorizza le radici cristiane come elemento costitutivo della comunità.

In questa direzione si colloca anche la risoluzione “La famiglia come fonte di speranza. Fari di speranza: le virtù cristiane come modo di vivere”, che ribadisce il ruolo decisivo della famiglia come luogo di pace, dialogo, solidarietà, riconciliazione e perdono. La famiglia viene indicata come presidio contro la solitudine, sostegno alla salute mentale, motore di coesione sociale e ponte tra le generazioni.

La conclusione è chiara: famiglie forti generano comunità forti. E comunità forti sono la base di società più solide, più umane e più capaci di affrontare le sfide future con fiducia, responsabilità e spirito di servizio. Per i cristiani, la speranza non ha limiti: da questa speranza nasce la chiamata a costruire la pace e a contribuire a un’Europa più unita.

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