San Marino. Quando il fango diventa un boomerang. La verità oltre il teatrino politico su Matteo Ciacci … di Marco Severini, direttore GiornaleSM

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Il proverbio recita che l’albero buono si riconosce dai frutti abbondanti, e l’attacco concentrico delle opposizioni a Matteo Ciacci sembra confermarlo: i suoi risultati devono essere davvero preziosi per attirare tanti colpi.

Repubblica Futura, RETE e Domani Motus Liberi hanno rispolverato vecchi post e un presunto battibecco in Commissione per accusarlo di eccessi verbali contro la presidente Bronzetti, dubitandone persino l’idoneità come Segretario di Stato.

Ma è politica o lezione di buone maniere? Mentre si accapigliano per toni accesi – che in Aula non sono certo esclusivi di Ciacci – il Paese guarda ai fatti: un governo che prova a rimettere in moto un sistema bloccato dalla gestione passata.

Ciacci ha ammesso stanchezza per queste narrazioni preconfezionate, scusandosi per un’inesattezza su Pedini Amati, citato senza secondi fini in riferimento alle dimissioni della Bronzetti. Un lapsus in buona fede, che non tocca il collega.

Sui social, però, non passa: “Si colpisce chi produce”, scrivono i cittadini. Nessuna rivolta contro di lui, ma un fronte compatto che fiuta l’attacco personale là dove mancano critiche sui contenuti, dai progetti agricoli al territorio.

La gente preferisce un Segretario con passione e concretezza, capace di cantieri e risposte reali, a ipocriti paladini del bon ton che al governo non eccellevano in diplomazia.

Basta con il fango: l’idoneità si giudica dai risultati, non da un carattere deciso. Ciacci annuncia vie legali contro falsità e insinuazioni, forte del sostegno del gruppo e del consenso popolare online, come quello per Pedini Amati.

San Marino reclama fatti, non polemiche sterili: avanti con chi lavora, senza rimpianti per l’immobilismo di ieri.

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