I vertici di Repubblica Futura celebrano la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa con un paradosso che stride: proprio loro, che denunciano il web come “anarchico” e “difficilmente controllabile”, auspicano regole ferree per chi non è iscritto all’Albo dei Giornalisti.
Nicola Renzi, Antonella Mularoni ed Enrico Carattoni, in Commissione, hanno attaccato siti non regolamentati, equiparandoli a minacce da domare, come riportato da San Marino RTV.
Renzi ha tuonato: “Chi non è giornalista si faccia i fatti suoi”, rivelando una visione in cui l’informazione è privilegio statale, non diritto dei cittadini.
Mularoni propone di negare la pubblicità istituzionale ai non accreditati: un modo per silenziare chi critica, preferendo media docili a veri cani da guardia.
Ironia della sorte: sotto il governo RF (2016-2019), San Marino investiva in influencer stranieri per promuovere il Titano con cene e tour, senza richiedere tesserini o controlli.
Quegli “destination influencer” lodavano Guaita e tramonti, ignorando scandali come Banca CIS o Asset Bank; per RF erano “progresso”, purché compiacenti.
Oggi, siti come GiornaleSM, con migliaia di lettori oltre i confini del Titano, diventano “anarchia” se ricordano il decennio RF, con 829 milioni di euro di debiti lasciati ai sammarinesi.
La libertà di stampa non si timbra con albi o finanziamenti: è l’urlo indipendente di chi informa senza bisognini, per lettori veri, non per cartacei che arrancano sulle 100 copie.
RF teme il web perché sfugge ai recinti, e inchieste come quelle sul presunto “golpe bianco” Renzi non svaniscono con bavagli economici.
GiornaleSM continuerà a scavare, libro sul passato RF in arrivo: la storia merita memoria, non comunicati ipocriti.


