Nato in Francia nel 1949 da una famiglia sammarinese emigrata nel 1946, ha raccontato un’infanzia segnata da una forte identità di origine e da un ambiente familiare in cui la politica era parte della vita quotidiana. A Boulogne-Billancourt, ricorda, i suoi genitori ospitavano riunioni con altri sammarinesi vicini al Partito Socialista e Comunista, facendo crescere i figli in un clima di partecipazione e discussione.
Pur avendo vissuto e lavorato in Francia per tutta la vita, ha sempre mantenuto la cittadinanza sammarinese, scelta che considera un motivo di orgoglio. Alla Francia dice di essere grato per il lavoro, il cibo e l’istruzione garantiti alla sua famiglia, ma senza mai sentirsi diviso tra le due appartenenze.
Rientrato a San Marino nel 1970, a Cailungo, ha vissuto il ritorno come un nuovo radicamento nella propria terra. Poco dopo conobbe Mario Venturini, che lo convinse, insieme alla moglie, a iscriversi al Partito Socialista. Secondo il suo racconto, la politica di allora era fatta di ideali, coerenza e sacrificio, molto diversa da quella di oggi, che giudica più povera di passione e più segnata dalla convenienza.
Il passaggio più duro del suo impegno civile è stato, dice, la battaglia contro la chiusura di Asset Banca, definita senza esitazioni una vergogna istituzionale. Ritiene che in quella vicenda il potere abbia prevalso sulla democrazia e rivendica ogni scelta fatta, anche a costo di conseguenze personali e di ritardi burocratici che giudica inaccettabili.
Da quella vicenda è nato anche il contatto con Marco Severini e l’esperienza nel Comitato Pro San Marino. Deluso dal silenzio della popolazione e dalla difficoltà di trovare spazio sui media, ha deciso di esporsi pubblicamente, trovando in Severini e poi in altri esponenti del gruppo, come Stefano Ercolani e Barbara Tabarini, compagni di battaglia.
Respinge con forza l’idea che Pro San Marino sia un movimento contro l’integrazione o contro gli stranieri. Rivendica invece una linea fondata sul rispetto delle persone, delle regole e dell’identità sammarinese, ricordando la propria esperienza in Francia come prova di una vita vissuta senza pregiudizi.
Anche sull’Accordo di Associazione con l’Unione Europea mantiene una posizione netta: per lui si tratta di una scelta sbagliata, che dovrebbe essere sottoposta al giudizio dei cittadini tramite referendum. Ritiene che la sovranità di San Marino non debba essere sacrificata e che gli stessi obiettivi possano essere raggiunti con accordi bilaterali.
Ai giovani sammarinesi rivolge un appello alla coerenza e all’impegno, criticando una politica che, a suo dire, ha svuotato i partiti dei loro contenuti storici. Il suo sguardo sul presente è amaro: ricorda una San Marino più solidale e comunitaria, oggi sostituita, nel suo racconto, da divisioni, cattiveria e interessi personali.


