Il Partito Socialista di San Marino torna a chiedere chiarezza sulla vicenda della Banca di San Marino, stigmatizzando i ritardi nell’accertamento delle responsabilità politiche e amministrative emerse dallo scandalo che ha coinvolto il gruppo bulgaro Starcom Holding.
La questione si sviluppa intorno all’operazione lanciata nel 2025 dal magnate bulgaro Assen Christov, che aveva sottoscritto un accordo preliminare per acquisire il 51% dell’istituto di credito versando un anticipo di 15 milioni di euro. L’intervento della magistratura ha bloccato tutto, con accuse di corruzione e riciclaggio rivolte a un ex membro del Consiglio d’amministrazione dell’Ente Cassa di Faetano e a sua moglie.
I socialisti denunciano il proliferare di ipotesi delittuose gravi, dal cosiddetto “Piano Parallelo” fino a reati che includerebbero attentato contro l’integrità della Repubblica e minacce agli inquirenti. Tuttavia, sottolineano che il giudice d’Appello ha disposto scarcerazione e annullamento dell’ordine di arresto nei confronti di Christov, ritenendo insufficiente la gravità indiziaria.
Nel frattempo Starcom ha avviato un arbitrato internazionale presso l’ICSID di Washington, chiedendo 150 milioni di euro di risarcimento allo Stato sammarinese.
La formazione politica critica la classe dirigente per aver diviso gli sforzi sulla composizione di una Commissione d’inchiesta, accusando la maggioranza di volere dilazionare i tempi. I socialisti sostengono che giustizia e politica devono operare in autonomia: al Tribunale spetta valutare i profili penali, alla politica il compito di accertare responsabilità amministrative.
La richiesta è urgente: informare i cittadini rapidamente e fare piena luce sui fatti, evitando che l’ennesimo scandalo finanziario mini ulteriormente credibilità e stabilità della Repubblica, con conseguenze che colpiscono soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione.


