San Marino. Il diritto dei naturalizzati di conservare la cittadinanza d’origine … di Alvaro Selva

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Il Consiglio Grande e Generale ha approvato a larga maggioranza la legge che elimina l’obbligo per i naturalizzati di rinunciare alla cittadinanza d’origine. La scelta ha diviso il dibattito pubblico, con posizioni critiche espresse anche da figure autorevoli del Paese, ma viene difesa come un passaggio coerente con l’evoluzione storica e giuridica di San Marino.

Chi sostiene la riforma richiama la storia della Repubblica, nata come comunità autonoma e diventata nel tempo uno Stato sovrano con istituzioni democratiche e un ordinamento sempre più aperto ai rapporti internazionali. Dopo l’Unità d’Italia, San Marino ha consolidato i legami con l’estero, ampliando progressivamente la propria rete diplomatica e adeguando il sistema normativo ai principi della tutela dei diritti fondamentali.

Sul piano sociale, la Repubblica è cambiata profondamente: dall’emigrazione del dopoguerra è passata a una fase di crescita demografica, favorita dallo sviluppo economico, dal rientro di cittadini sammarinesi e dalla presenza stabile di residenti stranieri, soprattutto italiani. A questo si aggiungono i matrimoni misti, il calo delle nascite e il contributo quotidiano di circa 9.000 frontalieri che lavorano sul Titano.

In questo contesto, la nuova disciplina viene letta come una risposta alla realtà attuale del Paese. La normativa sulla naturalizzazione continua comunque a richiedere una presenza effettiva e prolungata sul territorio, oltre a una conoscenza verificata delle istituzioni e della storia sammarinese, elementi considerati sufficienti a garantire un legame autentico con la Repubblica.

Secondo questa impostazione, imporre la rinuncia alla cittadinanza d’origine finirebbe per incidere su un diritto personale fondamentale e per introdurre una discriminazione non giustificata. La riforma, dunque, viene presentata come una scelta di apertura, in linea con l’identità internazionale di San Marino e con la sua tradizione di tutela delle libertà individuali.

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