La IV Commissione Consiliare Permanente ha approvato il progetto di legge di iniziativa popolare sulle disposizioni anticipate di trattamento sanitario, presentato dall’associazione Emma Rossi, con 12 voti favorevoli e 3 astensioni. Al termine della seduta, Rete ha annunciato il ritiro del proprio progetto di legge sul testamento biologico e la dignità del fine vita.
La giornata di lavori è stata segnata da un confronto serrato soprattutto sugli articoli 9, 10 e 11, con un primo accordo unitario sul meccanismo di efficacia delle DAT. La mediazione raggiunta stabilisce che le disposizioni entrano in vigore quando la persona non è più in grado di esprimere il consenso oppure si trova in stato di incoscienza, condizione che dovrà essere accertata da un collegio composto da neurologo, psichiatra e specialista della patologia interessata. Il medico curante resterà esterno al collegio, ma dovrà essere consultato, mentre lo stato di incoscienza dovrà essere notificato al fiduciario, se nominato.
Sul punto si era acceso un dibattito tra maggioranza e opposizioni. Andrea Ugolini per il PDCS aveva insistito sulla necessità di distinguere con chiarezza tra incapacità e incoscienza, Miriam Farinelli di Repubblica Futura aveva chiesto di mantenere il riferimento allo stato di incapacità di intendere e di volere, mentre Gaetano Troina aveva prima proposto una scadenza quinquennale delle DAT e poi ritirato l’emendamento.
Più rapido il passaggio sull’articolo 10, che amplia la possibilità di inserire nelle DAT indicazioni sulla destinazione del corpo dopo la morte, compresa la donazione di organi e tessuti per trapianto, ricerca e didattica. La modifica, definita soprattutto lessicale, è stata accolta dalla Commissione, mentre è stata respinta la proposta di RF di inserire tali volontà nel fascicolo sanitario.
Il confronto più acceso ha riguardato l’articolo 11 e il destino dell’allegato A, cioè il modulo materiale delle DAT. La maggioranza ha scelto di togliere il modulo dal testo di legge e affidarne la predisposizione a un decreto delegato dell’ISS, con l’obiettivo di avere uno strumento aggiornabile e tecnicamente flessibile. Le opposizioni hanno criticato il rinvio, giudicandolo un arretramento su un passaggio considerato centrale.
Dopo la sospensione dei lavori, è arrivata una nuova formulazione: il modulo sarà predisposto dall’ISS entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, previo confronto con i proponenti e con il coinvolgimento, a verbale, anche delle forze di opposizione. La soluzione ha permesso di ricomporre la frattura, pur senza cancellare le perplessità espresse da diversi consiglieri.
In dichiarazione di voto, Repubblica Futura e D-ML hanno scelto l’astensione, pur riconoscendo alcuni miglioramenti al testo. Emanuele Santi ha annunciato il ritiro del progetto di legge di Rete, definendo quello approvato il primo vero passo legislativo sammarinese sul fine vita. Per la maggioranza, Luca Lazzari ha rivendicato un testo di equilibrio, mentre l’Associazione Emma Rossi, per voce di Patricia Busignani, ha accolto con favore il risultato ma ha espresso rammarico per la mancata unanimità e per la scelta sull’allegato A.


