È ormai un botta e risposta a distanza nell’affare bulgaro, la vicenda che da mesi occupa il centro del dibattito politico e giudiziario sammarinese e che, nei suoi sviluppi, ha finito per sfiorare anche l’Accordo di associazione tra San Marino e Unione europea.
Dalle carte finora desecretate dell’inchiesta aperta sul cosiddetto “affare bulgaro” o “piano parallelo” emerge che gli investitori bulgari erano presenti sul mercato sammarinese almeno dal 2023, con l’obiettivo di rilevare le quote di Banca di San Marino in mano all’Ente Cassa di Faetano.
Da allora si sono susseguiti trattative, pre-accordi e successive frenate, fino allo stop dell’ottobre 2025, quando sono emersi i primi arresti e il congelamento dei 15 milioni di euro versati dai bulgari per l’operazione, che sembrava ormai prossima alla conclusione. A febbraio, poi, è emersa anche la fase definita “piano parallelo”.
Dagli arresti di ottobre è iniziato un susseguirsi di comunicati, repliche e controrepliche, culminato nella lettera inviata da Starcom Holding, firmata da Assen Christov e indirizzata ai principali interlocutori istituzionali della vicenda: i Segretari di Stato Luca Beccari e Marco Gatti, oltre all’avvocato Matteo Mularoni.
Il Segretario Gatti ha risposto rapidamente ai microfoni di RTV, anche a nome del collega, invitando Christov a presentarsi in tribunale per far valere le proprie ragioni. Sabato è intervenuto anche l’avvocato Matteo Mularoni, con una lettera ad Assen Christov nella quale ha contestato e smentito quanto riportato dal bulgaro.


