Una sentenza emessa dal Tribunale del lavoro ha significativamente ampliato l’ambito di tutela per i lavoratori, stabilendo che il divieto di discriminazioni indirette basate sulla disabilità si estende anche ai caregiver. Questo importante sviluppo è stato evidenziato da Adriana Ventura, consigliera di parità della Provincia di Rimini, che ha sostenuto il ricorso legale in questione. Ventura ha dichiarato: “Con questa sentenza, l’ambito soggettivo delle persone tutelate deve ritenersi arricchito visto che è stato affermato che il divieto di discriminazioni indirette fondate sulla disabilità si applica anche ai lavoratori che non sono disabili, bensì caregiver di un figlio affetto da disabilità. Ciò sottolinea l’importanza di interpretare gli accomodamenti ragionevoli da adottare a favore del caregiver (ossia di un lavoratore non direttamente affetto da handicap, ma che si occupi del figlio disabile) alla luce sia della Carta dei diritti fondamentali Ue (artt. 24 e 26, concernenti i diritti dei minori), sia della Convenzione Onu (art. 2, che detta la nozione di ‘accomodamenti ragionevoli’)”.
Tale principio è stato applicato in un caso che ha visto una lavoratrice della Provincia di Rimini prevalere in una battaglia legale contro un’azienda del settore della grande distribuzione. La donna ha ottenuto il diritto di svolgere i propri turni lavorativi esclusivamente al mattino, per garantire l’assistenza necessaria al figlio minore affetto da disabilità.
Il fondamento della decisione risiede nella nozione di “accomodamenti ragionevoli”, definiti come “le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo adottati, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali”. Ne consegue che “i minori abbiano diritto alla protezione e alle cure necessarie al loro benessere” e che tali accomodamenti non si limitino alle esigenze dei disabili direttamente sul luogo di lavoro.
L’imperativo è che il genitore lavoratore sia in grado “di fornire al figlio disabile l’assistenza di cui ha bisogno, il che implica l’obbligo, per il datore di lavoro, di adeguare le condizioni di lavoro di tale genitore”. Adriana Ventura ha chiosato: “Un accomodamento ragionevole è molto più di un principio giuridico: è il metro di misura dell’inclusione in una società civile”.


