“Buonasera”, con questo semplice saluto Papa Francesco si è presentato al mondo il 13 marzo 2013, primo gesuita e primo pontefice argentino della storia, “venuto dalla fine del mondo”.
Fin dal primo momento, il suo sguardo si è rivolto agli emarginati, alle periferie esistenziali, ai dimenticati.
Il suo primo viaggio lo portò a Lampedusa, “periferia delle periferie”, dove depose in mare una corona di fiori per i migranti annegati e incontrò i superstiti.
Visitò carceri come Rebibbia, lavando i piedi ai detenuti nella lavanda pasquale, e proclamò: “L’amore di Gesù non ha limiti, ama tutti”.
Per il Giubileo 2015 aprì la Porta Santa in Repubblica Centrafricana, tra la miseria, prima che a Roma; ne inaugurò una anche a Rebibbia, nella Chiesa del Padrenostro.
A un anno dalla morte, Francesco vive nei cuori come Papa degli ultimi, presente al G7, al Congresso Usa, in Terra Santa con ebrei e musulmani, fermo contro le guerre e in dialogo con l’Ucraina.
Durante il Covid parlò in una Piazza San Pietro vuota, entrando nelle case di milioni.
Il suo successore, Papa Leone XIV, lo ricorda: “Le sue parole e gesti restano impressi nei cuori; raccogliamo la sua eredità di Vangelo, misericordia e fratellanza”.
Oggi una Messa a Santa Maria Maggiore, sua chiesa romana e luogo di sepoltura, celebra Bergoglio.


