La nuova legge urbanistica di San Marino ridefinisce l’assetto territoriale con una struttura gerarchica che elimina la frammentazione precedente e integra le scelte in un sistema multilivello coerente.
Per cogliere l’essenza della riforma, occorre esaminarne l’architettura interna: il cambiamento epocale risiede nella pianificazione scalare, articolata in quattro strumenti principali, come previsto dall’articolo 15.
Al vertice, il Piano di tutela, salvaguardia e valorizzazione del territorio identifica aree archeologiche, storiche, ambientali, paesaggistiche e idrogeologiche, fissando le invarianti strutturali.
Seguono i Piani Tematici, fulcro operativo: incorporano vincoli, impongono prescrizioni e attivano interventi diretti o preparatori per fasi successive.
A valle, i Programmi Pluriennali di Attuazione selezionano priorità di opere e interventi, mentre i Piani Particolareggiati dettagliano l’esecuzione su specifici ambiti.
In presenza di conflitti, prevale lo strumento gerarchicamente superiore per materia, garantendo certezza giuridica e ordine nelle fonti urbanistiche.
Questa piramide normativa segna il passaggio da un’urbanistica episodica e derogatoria a una visione strategica: tutela preliminare, temi generali, priorità temporali, attuazione concreta.
Ogni intervento – inclusi quelli per funzioni abitative collettive – si inserisce in un quadro unitario, armonizzando obiettivi ambientali, infrastrutturali, edilizi e sociali.
La legge si configura così come una vera quadro normativa per il territorio sammarinese, orientata a una pianificazione moderna e integrata.


