Secondo la requisitoria del pm Daniele Paci, Louis Dassilva avrebbe ucciso Pierina Paganelli perché la donna stava per scoprire la relazione che l’uomo aveva con la nuora, Manuela Bianchi.
L’ipotesi accusatoria è stata illustrata oggi davanti alla Corte d’Assise di Rimini, al termine di una lunga requisitoria culminata nella richiesta dell’ergastolo con le aggravanti per l’imputato.
Per l’accusa, la scoperta del legame extraconiugale avrebbe avuto conseguenze devastanti per Dassilva: sarebbe infatti crollata la vita costruita in Italia con la moglie Valeria e si sarebbe incrinato anche il patto con lei, che prevedeva il mantenimento dei due figli rimasti in Senegal. Un equilibrio che, secondo il pm, Pierina avrebbe potuto far saltare da un momento all’altro.
Nel corso dell’intervento, durato circa sei ore, Paci ha sostenuto che Dassilva avrebbe mentito fin dall’inizio, a partire persino dalla propria data di nascita. La requisitoria ha ricostruito gli elementi raccolti nel corso delle udienze, in una vicenda che ha attirato grande attenzione per il contesto familiare, le relazioni personali e le continue smentite emerse in aula.
Per il pm, sussisterebbero tutte e quattro le aggravanti contestate. Le 27 coltellate precedenti ai colpi mortali sarebbero state inferte per far soffrire la vittima, configurando la crudeltà. I motivi sarebbero stati abbietti, perché l’imputato avrebbe scelto di non assumersi le proprie responsabilità. Contestata anche la premeditazione, con un agguato organizzato e un’attesa calcolata dell’arrivo di Pierina. A ciò si aggiungerebbero, secondo l’accusa, lo studio dei luoghi e il tempo sufficiente per progettare l’omicidio.
La parola passa ora alla difesa, che interverrà il 25 maggio. La sentenza è attesa prima dell’estate, con ogni probabilità entro giugno.


