Mercoledì si è tenuto il secondo incontro pubblico sull’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, un passo ineludibile per San Marino nel dialogo con Bruxelles.
Il primo accordo risale al 1991, con una revisione prevista dal 2002 mai sfruttata, nemmeno per risolvere il problema del T2 negli scambi commerciali.
L’Ue ha proposto l’AaUe ai quattro microstati: Liechtenstein e Monaco hanno rifiutato, Andorra tentenna, mentre San Marino procede anche in solitaria, come assicurato dal Segretario di Stato Luca Beccari.
Gli impegni sono gravosi: recepire il corpus juris europeo, quasi ventimila norme in vigore e future, un onere quasi impossibile per un piccolo Stato, senza peraltro includere il T2.
Perplessità da Michele Chiaruzzi e Roberto Baratta, esperti dell’iter: arrivo della Banca d’Italia in Via del Voltone, ferita alla sovranità, fino a parlare di “imperialismo giuridico” Ue.
L’onorevole Piero De Luca, audito in Commissione Riforme, ha lanciato l’allarme sulle trasformazioni istituzionali necessarie.
Un’alternativa esiste: l’accesso tramite Spazio Economico Europeo, come il Liechtenstein, con obblighi ridotti e negoziabili, culminando in un referendum popolare.


