Crescono gli occupati, ma nel riminese il mercato del lavoro continua a mostrare squilibri profondi. Dal rapporto annuale della Cisl emerge che il tasso di occupazione maschile ha raggiunto l’85,6%, mentre quello femminile si ferma al 65,1%, con un divario di oltre 20 punti, il più ampio tra i territori analizzati.
Anche sul fronte della disoccupazione il quadro resta sbilanciato: a Rimini il dato degli uomini è al 3,7%, quello delle donne al 5,8%. Ma è soprattutto l’inattività a restituire la fotografia più critica, con il 37,3% delle donne fuori dal mercato del lavoro contro il 16,5% degli uomini, uno dei gap più marcati in Emilia-Romagna.
La distanza di genere si vede anche nella qualità dell’occupazione. Nel riminese solo il 3,5% delle donne ha un contratto a tempo indeterminato, contro il 6% degli uomini, e quasi sei assunzioni femminili su dieci sono part-time. Tra le nuove assunzioni nel privato, inoltre, oltre metà dei contratti femminili resta a termine.
Il capitolo giovani non è meno allarmante. In Emilia-Romagna la disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è salita dal 12,3% al 17,4% in un anno, con più di 17 mila occupati in meno. Nelle province romagnole, meno del 20% delle ragazze tra 15 e 24 anni risulta occupata o in cerca di lavoro. Il fenomeno dei Neet coinvolge invece l’8,2% dei giovani romagnoli, con Rimini che in questo caso registra il dato migliore dell’area.
Per la Cisl Romagna, la crescita dell’occupazione non basta se non migliora la qualità del lavoro. Il segretario generale Francesco Marinelli chiede interventi su trasparenza salariale, contrasto al part-time involontario, servizi per l’infanzia e per la non autosufficienza, oltre a un patto territoriale che coinvolga scuole, università, centri per l’impiego e imprese per costruire percorsi formativi più efficaci e lavori meno precari.


