La difesa di Dassilva: “Niente Dna e niente arma, ecco perché Louis va assolto”

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Nell’aula della Corte d’Assise di Rimini si è chiusa dopo quasi nove ore l’arringa dei difensori di Louis Dassilva, gli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, che hanno chiesto l’assoluzione del loro assistito. Secondo la difesa, mancano elementi decisivi: non ci sarebbero tracce di Dna dell’imputato, né l’arma del delitto, né indizi in grado di collocarlo sulla scena del crimine o all’esterno della sua abitazione la sera del 3 ottobre 2023.

I legali hanno sostenuto che contro Dassilva non esistono indizi “gravi e precisi”, tanto meno concordanti, e che la ricostruzione accusatoria si reggerebbe su una somma di elementi deboli. Per questo hanno chiesto alla Corte di pronunciare l’assoluzione, con la formula ritenuta più opportuna, e in subordine di escludere le aggravanti che impedirebbero una condanna diversa dall’ergastolo nel rito abbreviato.

L’attacco della difesa si è concentrato su Manuela Bianchi, indicata come principale accusatrice di Dassilva e descritta in aula come una persona capace di manipolare i fatti per tutelare sé stessa. Gli avvocati hanno sottolineato che il cambio di versione sulla mattina del ritrovamento del corpo della suocera sarebbe arrivato solo dopo il crollo dell’ipotesi legata alla Cam 3 e dopo l’accertamento che l’ignoto non era Louis Dassilva.

Nel corso dell’arringa è stata avanzata anche una pista alternativa, che porta a Loris Bianchi. La difesa ha sostenuto che l’uomo nutrisse odio per Pierina Paganelli e che la sera del delitto avrebbe compiuto movimenti non compatibili con la tesi della Procura; anche l’alibi costruito dalla nipote Giorgia, hanno detto i legali, sarebbe meno solido di quanto appaia, perché la ragazza sarebbe stata distratta a lungo dall’uso del cellulare.

Respinto anche il movente passionale contestato dall’accusa: per Fabbri e Guidi, Dassilva non sarebbe stato innamorato di Manuela Bianchi, come dimostrerebbero altre relazioni extraconiugali. I difensori hanno inoltre escluso che l’imputato versasse in condizioni economiche tali da spingerlo al delitto, sostenendo che avesse un lavoro stabile e una posizione regolare in Italia.

Al termine dell’udienza, gli avvocati hanno rivendicato il proprio lavoro difensivo dichiarandosi convinti dell’innocenza del loro assistito. La sentenza di primo grado è attesa per il 9 giugno.

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